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LETTERA AI MIEI COMPAGNI

 

Dalla rubrica "Attualitá" di www.Specchia.it

 
 

LETTERA AI MIEI COMPAGNI

 
 

Di Walter Rizzo

 
     
 

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Specchia, 10 febbraio 2009





Carissima Compagna, carissimo Compagno,

prima di iniziare a scrivere questa lettera ho riflettuto molto su una questione: non voglio in nessun modo che si creda che dietro a ciò che ti sto chiedendo ci sia nascosta una strategia volta a un mio personale tornaconto; per questo motivo ho deciso di mettere nero su bianco tutto ciò che penso, in modo tale da poter essere smentito nel caso in cui tutto ciò dovesse risultare a mio vantaggio.

Voglio parlarti di Specchia, del nostro paese, premettendo una considerazione: non ho alcuna ambizione personale in ambito amministrativo, non aspiro a essere candidato ad alcuna carica istituzionale, non possiedo le caratteristiche necessarie per ricoprire un simile ruolo, conosco bene i miei limiti.

Io credo che il nostro paese abbia bisogno di tutti noi, del nostro impegno, della forza che da anni mettiamo a disposizione, in maniera disinteressata, della comunità; non possiamo non sentirci eredi di un movimento di cittadini che da oltre 30 anni si batte democraticamente per dare al paese un clima di tranquillità sociale e politica: siamo figli di una storia politica fatta di donne e di uomini che si sono sempre contrapposti al modo di amministrare di chi è stato alla guida del paese negli ultimi decenni.

Io personalmente sento forte questa responsabilità ed è per questo che ti imploro di sentirla ugualmente anche tu; ti chiedo di dare una rappresentanza politica a quanti ci hanno preceduto nelle battaglie, a quanti hanno sacrificato per il bene comune il loro tempo, i loro affetti, la propria salute, semplicemente perché meritano questa giusta riconoscenza.

Non possiamo lasciare questo paese nelle mani dei soliti affaristi camaleonti, non possiamo lasciare ad altri la vittoria morale che la Storia ci ha assegnato. Siamo stati accusati a torto di essere pazzi, litigiosi, siamo stati descritti come accusatori e perdenti, ma eravamo nel giusto quando, sotto la pressione di un potere politico forte ed opprimente, a viso aperto, forse nell’incoscienza della nostra giovane età, combattevamo giorno per giorno, colpo su colpo e denunciavamo ogni tipo di misfatto. Abbiamo vinto noi, è questo il giudizio della Storia: i valori per i quali abbiamo sempre lottato, alla fine, sono stati scoperti, forse tardi, anche da altri.

Lo sai che chi ti scrive ha subito nel corso degli anni innumerevoli e dolorose mortificazioni personali. Certo, ognuno di noi ha i suoi dolori da raccontare, ma non è questo che deve dominare i nostri pensieri e le nostre azioni; deve essere una ritrovata voglia di giustizia sociale, deve essere la nostra straordinaria passione a spingerci a ricominciare a essere cittadini attivi.

Forse non devo essere io a lanciare questo appello, le ultime umiliazioni hanno causato in me un dolore tanto grande che mi viene difficile da comunicare; sono stato tradito da persone dalle quali non mi aspettavo individualismo ed egoismo, non credevo si potesse vendere un pezzo della storia politica di Specchia per capriccio, per qualche lavoretto per il Comune, per non essere stato assunto dall'A.S.L., per convenienza, per misera vendetta. Non mi è stato permesso di partecipare al direttivo del Partito Democratico, a me, a noi che non abbiamo mai negato a nessuno la possibilità di partecipare ed esprimere le proprie opinioni, da uno che avevo fatto inserire nella lista per le primarie, proprio uno di quelli che si era allontanato dal potere dominante perché la porzione di torta che gli era stata offerta non era sufficiente a sfamarlo. Questa, d'altronde, non è l'occasione per il mio sfogo personale, per cui sono costretto a fermarmi e non andare oltre.

Come saprai, ho cercato di salvaguardare, per quanto mi è stato possibile, il patrimonio più grande che abbiamo, la nostra gente, unica e straordinaria, alla quale mai saremo in grado di dimostrare completamente la nostra riconoscenza. Per questo motivo abbiamo dato vita, assieme a Priscilla Villani e Alberto Giunca, compagni leali e preparati, all’associazione “VIVERE SPECCHIA”; in questo modo abbiamo voluto salvaguardare la storia di tutti noi dal rischio di essere cannibalizzata dai soliti voltagabbana al grido di “dobbiamo andare con questi a qualsiasi condizione, siamo stanchi di perdere, non abbiamo mai avuto niente”.

Purtroppo, o per fortuna, sono rimasti spiazzati dagli avvenimenti di questi ultimi mesi, il loro egoismo è stato sconfitto dagli eventi, la loro migrazione verso quella che hanno ritenuto essere l'“isola del tesoro” da raggiungere a qualsiasi costo è stata la causa del loro totale naufragio: l'unico sentimento che possiamo provare per queste persone è la vergogna, è gente degna di essere solamente commiserata. Nessuno immaginava che quel sistema sarebbe imploso, è facile, adesso, capire che Priscilla, Alberto e io avevamo visto lontano, la costituzione di quel contenitore politico è stata l’unica mossa politica degna di nota degli ultimi anni.

Non sto qui a scrivere tutte le cattiverie subite per aver realizzato tutto ciò, è roba che era stata preventivata: cosa ci si può attendere da persone che hanno venduto la propria dignità per convenienza, seguendo le orme dei propri genitori? E dai compagni dalla natura ambigua che avevano pensato di chiedere aiuto alla “nave” del Partito Democratico per poter approdare all'“isola del tesoro”?

Noi abbiamo fatto ciò che era nelle nostre possibilità, ora abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti, dei giovani che con umiltà ascoltano, imparano, propongono e, soprattutto, agiscono nell’interesse della collettività, abbiamo bisogno di coloro che hanno a cuore il paese prima ancora del loro portafogli, abbiamo bisogno del loro tempo e del loro impegno.

Stiano alla larga, invece, le nuove leve rampanti, quelli che mercanteggiano la loro presenza con ruoli di prim'ordine, quelli che, incitati dai padri e dalle madri, ragionano in termini economici di interessi personali.

Tra qualche settimana molte persone si proporranno quali salvatori del paese, quali eroi della causa cittadina; soltanto noi, fate mente locale, abbiamo un passato limpido e trasparente da poterci permettere, senza alcuna paura, di proporre l'unico progetto politico serio che gli specchiesi potranno appoggiare. Per fare questo c’è bisogno di ritrovarci tutti insieme, come era in passato, noi persone normali, senza l’appeal di chi promette posti di lavoro, senza la capacità di essere cinici e scorretti, diversi da quelli che, per i soliti personali vantaggi, lasciano “'mpisi” gli elettori a una promessa.

I nostri storici rappresentanti hanno gettato la spugna nel peggiore dei modi, consegnandoci le macerie delle loro azioni, senza mostrare alcuna gratitudine nei nostri confronti, che siamo stati loro elettori e simpatizzanti; in questo ambito mi piace ricordare l'impegno di Franz Riso, che ha messo a disposizione di noi tutti i migliori anni della sua vita, sottraendo occasioni di stare insieme alla sua famiglia per gli impegni presi con la politica e con noi. Nessuno di questi signori ha ritenuto opportuno compiere il semplice gesto del dirci “grazie”, nessuno ha pensato che sarebbe valsa la pena di dimostrarsi riconoscenti verso coloro i quali hanno sacrificato tempo e affetti.

Forse è meglio così, ora spetta a noi decidere del nostro futuro e di quello di Specchia, ora spetta a noi decidere di impegnarci a ridare al paese che amiamo una concreta possibilità di cambiamento. “VIVERE SPECCHIA” può essere un punto di partenza: tutto si può cambiare, modificare e modellare insieme, ma saremo forti e determinanti solo se saremo in grado di essere uniti.

Ti prego, e lo faccio senza vergogna non chiedendo nulla per me, di ritrovare la passione che in questi ultimi anni tutti abbiamo smarrito: è un nostro dovere, lo dobbiamo a tutte le persone che in questi anni sono state discriminate, insultate e aggredite moralmente, derubate dei propri diritti, abbandonate a sé stesse, senza un lavoro, impegnate nella lotta quotidiana per dare un futuro dignitoso ai propri figli.

Permettimi, infine, di ricordare il nostro prof. Fernando Santoro, un uomo che ha dato la vita per il nostro paese, un uomo che lasciò il potere e chi lo gestiva quando il potere era forte e tutto controllava, molto diverso dai dissidenti all’acqua di rose degli ultimi anni.

Ecco, noi abbiamo il peso di questa eredità di grandi valori umani e sociali e abbiamo la responsabilità storica di tutelarli.

Specchia ha bisogno di te, di me e di tutti noi: ritorniamo a impegnarci.


Un abbraccio fraterno,


Walter Rizzo


 
     
 

Fonte Notizia: Walter Rizzo
 

Data: 13/02/2009;      Notizia Letta: 3104 volte.

 
 

 

 
     

 

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