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FRAMMENTI DI SPECCHI:

 

Dalla rubrica "Cultura" di www.Specchia.it

 
 

FRAMMENTI DI SPECCHI:

 
 

Alla ricerca della magia del colore

 
     
 

Clicca per ingrandireLe discussioni sull’arte e sulla pittura, in particolare, si facevano più animate nel piccolo studio “Sutta le Capanne du Ripa” ed io le seguivo con crescente interesse. Qualcuno osava chiedere spiegazioni al meditabondo maestro Luigi De Giovanni che, senza distogliere la sua attenzione dai colori e dalla tela, rispondeva con poche parole. Continuava a trasferire le sue emozioni concentrandosi nel suo mondo come se le disquisizioni lo riguardassero solo marginalmente. In realtà era lui che inconsciamente incuriosiva le persone desiderose di capire il suo mondo ed i suoi colori.

Rimanevo assorta nell’osservare queste scene che regolarmente si ripetevano, alle stesse ore, quasi ogni giorno. Un rito che riempiva le ore serali a molte persone, compresa me.
Davanti allo studio, in quei giorni d’estate, c’era un gran daffare d’operai e tecnici che lastricavano le strade adiacenti ripristinando l’aspetto antico del borgo.
Un giorno un architetto, chiamato Antonio, confessò, al maestro De Giovanni, la sua segreta passione per la pittura e decise di mostrargli i suoi lavori: affinché avesse un giudizio e soprattutto la conferma delle sue capacità artistiche.
Il maestro si mostrò disponibile perciò venne stabilita la data e l’ora, per la visita alla sua casa per vederne la produzione.

Il giorno stabilito si partì alla scoperta delle opere; enorme fu il mio stupore nel trovare, in bella mostra, un omaggio a De Giovanni, infatti, Antonio servendosi di una fotografia, fece una copia di un paesaggio di ciliegi. Mi colpì l’attenzione che mise nel farla, ma, soprattutto, mi colpì il variare dei temi e i tentativi d’uso delle tecniche per la sua produzione.
Luigi osservò e colse in quei lavori la passione e il desiderio di conoscenza della pittura.

Dopo aver riflettuto gli consigliò di recarsi in plein aire per dipingere dal vero e per scoprire autonomamente il mondo dei colori, senza la mediazione della fotografia.
Una mattina si partì alla ricerca di un paesaggio che desse emozioni stimolanti sia a Luigi che ad Antonio. Si giunse in una bella campagna, dove alberi secolari d’ulivi davano origine a linee contorte che contrastavano con i dritti gradoni realizzati con i muri a secco le cui pietre parevano voler descrivevano le tonalità del grigio. Cominciarono il rito della pittura da due prospettive diverse.

Il silenzio dei due intenti a dipingere mi fece pensare alla magia dei colori provando ammirazione per chi in quella campagna avviluppata sapeva trovare le linee e le tonalità giuste.
Cominciai ad osservare quel luogo che sapeva d’antico, ne avvertivo, quasi, l’humus loci. Improvvisamente il riflesso di un lampo di luce attraversò il mio spazio visivo attirando la mia attenzione. Lo seguì e il mio sguardo si posò su un pezzo di specchio, appeso ad un albero di fico, che rimandava i raggi del sole creando un caleidoscopio di colori. Grande fu la mia sorpresa quando scopri che su tutto l’albero c’erano appesi tanti frammenti di specchio che riverberavano i raggi del sole, in uno scintillio mosso da un leggero soffio di vento. Mi avvicinai e guardai in quelli più vicino a me osservandoli attentamente. Con gran sorpresa cominciai a vedervi il paesaggio circostante Luigi che dipingeva la sua tela: i colori diventavano per incanto armonie.
Mi spostai dall’altro lato e vidi Antonio che preso dal fuoco dell’arte dipingeva il suo sogno.

Andavo da un frammento di specchio all’altro e vedevo i fusti degli ulivi ancora più contorti ed aggrovigliati nel racconto del loro tempo, i muretti a loro volta diventavano specchi e rimandavano i fasci luminosi di colori e così in un gioco di riflessi scoprii i colori e la loro vibratilità nella luce. Vi vedevo l’orizzonte lontano che puntellato da pajare mi appariva bellissimo. L’immagine riflessa, degli alberi e degli orti che mostravano i frutti che si rinnovavano stagione dopo stagione, anno dopo anno, mi faceva pensare al tempo passato. Vedevo l’uomo, i sacrifici del vivere ma anche le sue gioie infinite che quel giorno trovavano posto nella magia dei colori che palesavano sensazioni degli animi. Un silenzio interrotto solo dal cinguettio di qualche uccellino che cercava del cibo mi distoglieva dalla contemplazione e voltandomi vidi i quadri terminati, due mondi differenti ma che s’incontravano nei colori di una campagna specchiese.
Alla sera dello stesso giorno, Sutta Le Capanne Du Ripa, ripresero le disquisizioni sull’arte con me, nuova addetta che finalmente aveva visto la magia dei colori.

 
     
 

Fonte Notizia: Federica Murgia
 

Data: 16/01/2008;      Notizia Letta: 2762 volte.

 
 

 

 
     

 

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