Tutte le Notizie dal 2011
Sport  

Visite dal 01-05-2001

 

 

Sponsor di Specchia.it

 

 

NATALE A SPECCHIA TRA SACRO E PROFANO

 

Dalla rubrica "Attualitá" di www.Specchia.it

 
 

NATALE A SPECCHIA TRA SACRO E PROFANO

 
 

Fotogallery della prima edizione del Presepe vivente nel borgo antico (312 foto)

 
     
 

Clicca per ingrandireGiorni di freddo, d’impegno spirituale e di grandi abbuffate hanno caratterizzato il Natale a Specchia, cantato anche dai molteplici botti e fuochi d’artificio.

L’immenso braciere, il giorno 24 alle 18, colmo di legna, cominciava ad ardere propiziando la nascita di Gesù mentre dallo stand culinario arrivava un invitante profumo di pittule che faceva venire l’acquolina in bocca.

Osservando la grandissima pira si analizzavano i percorsi delle fiamme, che, prendevano avvio dal centro della gran montagna di legna, raccolta per scaldare il bambinello: cosa significherà il biforcarsi di esse in due percorsi iniziali che solo quando le lingue di fuoco erano molto alte si riunivano in una sola?

Qualcuno tentava d’interpretarle, di stabilire se sarebbero stati auspici positivi o negativi: purtroppo rimaneva il dilemma e solo il 2008, anno bisestile, saprà parlare con il linguaggio degli eventi. Alcuni, davanti al fuoco che li scaldava anche nell’animo, osavano fare previsioni, rassicurandosi con il fatto che il 2008 sarà un anno tondo, << non ho capito cosa significasse>>, ma per gli assertori di questa teoria era una garanzia di positività.

Le manifestazioni di fine anno sono state caratterizzate da vari aspetti che spaziavano da quello della spiritualità, a quello artistico, per esaltarsi in quello mangereccio: quest’ultimo ha sicuramente impegnato, più di tutto, tutti i cittadini e i visitatori di questo ridente paese.

Il percorso muoveva da “ Sutta le Capanne du Ripa” con la mirabile mostra delle opere di Luigi De Giovanni, di fronte i dipinti di Antonio Villani, di lato la pittrice Luisa Legari per giungere alla Via Matteotti e alle opere di Domenico Baglivo.

In tutto quest’attivismo grande e merito bisogna riconoscere al sindaco, On. Antonio Lia, e all’Amministrazione Comunale, per aver stimolato all’impegno gli specchiesi per la buona riuscita delle manifestazioni e per aver dato un assaggio su come si presenterà il centro storico di Specchia con la nuova pavimentazione.

La bella novità di quest’anno è stata la prima edizione del presepe vivente. Da ascrivere al gran lavoro del Gruppo E. Ravasco, nelle persone di Rocco Indino e Quirino Scarascia, che, con il patrocinio dell’Unione Dei Comuni, nella persona di Roberto Musio, dell’Amministrazione Comunale, nella persona dell’Onorevole Antonio Lia, e della Parrocchia di Specchia con Don Stefano Ancora, hanno messo in scena, in maniera magistrale, i sentimenti e la poesia del Natale.

Nel seguire il percorso del presepe si veniva come illuminati dal constatare la netta divisione delle scene di vita della gente da quelle delle narrazioni bibliche. Si ammiravano lo sforzo scenografico, i costumi, i climi per descrivere il mondo ed il lavoro nel tempo della nascita di Gesù.
Giungendo al borgo più antico gli spettatori riuscivano a provare, con passione e misticità, l’aspetto della rappresentazione biblica dell’evento Natalizio. Un clima di spiritualità aleggiava e accompagnava i visitatori ammirati.

La prima parte, riguardante l’artigianato, ed il lavoro è stata preparata con grande perizia dal Gruppo E. Ravasco, la seconda parte è opera di Concettina Panese che con dovizia, seguendo i consigli di don Stefano, ha allestito le scene bibliche.

Il primo aspetto prendeva avvio nella Via Gonzaga.
L’ingresso a Betlemme segnato da una porta controllata da soldati e centurioni, il cui costume ricordava la forza e la grandezza di Roma, ma, non riusciva ad incutere terrore, bloccava il flusso di centinaia di persone.
Il percorso, segnato dalle varie botteghe artigianali, riproposte secondo la tradizione, conduceva in un dedalo di viuzze di case e stanze.

Il fabbro, in un androne, dove la nuda pietra della volta faceva bella mostra, girava la mola che soffiava su carboni, l’incudine attendeva i colpi del pesante martello che avrebbero dato forma agli oggetti.
I bimbi tagliavano con impegno la paglia che veniva offerta con amore ad uno spaurito ed inconsapevole cavallino grigio che seguiva con i suoi occhi sorpresi le tante persone che si fermavano ad osservare il serio lavoro dei bimbi. Aratri, falcette, setacci ed un antico profumo di fieno inebriavano l’antico ricordo accentuato dalla volta a botte dell’antica casa ospite.

Un profumo di pittule sembrava guidasse i visitatori sino a giungere alla scena dell’antica osteria dove non si resisteva agli stimoli e si finiva per dire addio ai propositi di dieta.
Nella scena successiva si coglieva un accenno di misticità con Luigia Pattocchio al cavalletto che dipingeva una scena della Sacra Famiglia mentre Maria Grazia De Rinaldis trovava la concentrazione per dipingere i tessuti.

Nel recinto le pacifiche pecorelle, novelle star, mangiavano il fieno, incuranti dei passanti incuriositi e delle feste dei bambini. Il gravoso antico lavoro delle donne veniva descritto da un pavimento bagnato dalle troppe liscive, la cenere sbiancava purificando la biancheria che veniva poi attentamente stirata da provette stiratrici adolescenti.

Gli scribi, scaldati da bracieri, in un ambiente che denotava la loro importanza sociale, fissavano gli editi su lunghe pergamene con la dovizia e la precisione di chi eseguiva un lavoro indispensabile.
Suscitavano spontanei sorrisi le infreddolite galline nel recinto, curiosamente, sistemato in prossimità all’ambiente che ospitava gli scribi: si ritiravano in un angolo, strette l’una all’altra, nascondendo la loro testa e mostrando il loro sdegno per le ovvie dicerie e similitudini con gli stolti esseri umani.

Gli artisti della pietra, sotto lo sguardo amorevole di una Madonna illuminata, miniaturizzavano le architetture, salentine: per non dimenticare le radici.
Il mercato faceva bella mostra dei turgidi prodotti della terra: come per esorcizzare l’attuale periodo di crisi economica.

Nella bettola un capannello di persone si lasciava esaltare dal profumo di vino salentino, che riusciva a scaldare gli umori ed il corpo rendendo i convenuti più euforici qui si potevano gustare anche prodotti locali.
Il maniscalco provava a d approntare i ferri per i cavalli dei Re Magi che intanto si preparavano.

I falegnami, nella bottega si davano un gran daffare, consci che uno di loro, padre putativo di Gesù, aveva reso la notte celebrata magica.
Le tessitrici, spolverati i preziosi e antichi telai, incrociavano ordito e trama tessendo teli che sapevano d’arcaico.
I Magi, vista la stella, iniziavano il lungo percorso nella grande speranza del Signore.

Ecco le massaie impegnate nelle loro antiche fatiche preparavano orecchiette, sagne torte semplici e gustose.
Fra latte, siero, formaggi e ricotte c’era l’impegno dei casari, ma anche delle pecorelle che apparivano spaesate e stanche nel loro recinto.
Giuseppe nella sua casa riposava nell’attesa del segnale dell’alto evento che gli avrebbe riservato una posizione di gran rilievo nel cuore degli uomini di fede.

La casa di Maria da inizio alla celebrazione di ciò che non fu solo un sogno ma, fu l’evento più alto di tutta la cristianità. L’annunciazione viene recitata da adolescenti che con il trasporto dettato dalla fede e dalla purezza dei loro animi danno nobiltà alla scena.

In questo presepe la rappresentazione della spiritualità e della fede era nettamente staccata, anche a livello spaziale, dalla parte del lavoro. Questo aspetto si svolgeva nel dedalo di viuzze del caratteristico borgo antico, addossato al castello e dove in povere case di pietra generazioni hanno pregato e vissuto in povertà ma gioendo nel Natale.

Nell’atrio dell’antico Castello Risolo la scena più importante dove non mancava nessun personaggio. Il freddo non impediva al tranquillo neonato di dispensare sorrisi fra un pisolino e l’altro: Maria e Giuseppe apparivano proprio premurosi e felici.

Gli angeli aleggiavano, con le loro piccole ali dorate e di tulle, la purezza e gioia erano descritte nei loro volti bambini.
Un po’ di bizze le faceva l’asinello che mal tollerando il vitellino, diventato bue all’uopo, gli assestava un inaspettato morso.
I protagonisti di questa prima edizione del presepe hanno sfidato il freddo, sino a star male, per assolvere l’impegno di una buona e bella rappresentazione del natale.

Il culmine si è avuto il giorno sei gennaio con la benedizione e il bacio al bambinello. Il corteo dei Re Magi, che conducevano alla briglia i cavalli, si avviava, con i doni, a Betleme. Avevano seguito con fede la stella della speranza e della gioia, giungevano alla piazza dove ardeva un immenso fuoco e dopo aver seguito il percorso del presepe scioglievano gli animi alla felicità dell’evento.

Da segnalare l’impegno del Gruppo E. Ravasco che nel corso dell’anno organizza e cura molteplici manifestazioni, fra queste, da ricordare sono la Biciclettata e il calendario, quest’ultimo illustra immagini e costume di Specchia.

Come tutti gli anni le vacanze Natalizie sono attrazione per tante persone che conoscono o desiderano conoscere questo paese che negli ultimi anni sta riuscendo a mostrare le sue potenzialità turistiche, anche, con gli interventi di consolidamento e restauro dei beni architettonici.
Sono rimasta favorevolmente colpita dal recupero della memoria storica: attraverso la segnalazione di una delle antiche porte di Specchia, purtroppo distrutta in un impeto di modernismo ed efficienza.


 
     
 

Fonte Notizia: Federica Murgia
 

Data: 09/01/2008;      Notizia Letta: 4688 volte.

 
 

 

 
     

 

Partners Specchia.it

 

 

Cerca con GOOGLE



 

Cerca nel sito www.specchia.it

Cerca nel WEB

 

Sponsor

 

 

Newsletter

Per avere le notizie piú importanti di Specchia-News,
inserisci il tuo indirizzo e-mail!


 

 

Sponsor