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IL TEATRO SOLATIA SPECCHIA ONLUS HA PRESENTATO ''QUANTE VITE…''

 

Dalla rubrica "Cultura" di www.Specchia.it

 
 

IL TEATRO SOLATIA SPECCHIA ONLUS HA PRESENTATO ''QUANTE VITE…''

 
 

Photogallery dell’evento svoltosi nell’atrio del Castello Risolo il 26 agosto 2007 alle ore 21,00

 
     
 

Clicca per ingrandireRegia di Rosaria Ricchiuto con Rosaria Ricchiuto ed Enza De Rinaldis

L’Atrio del castello Risolo, fondale, quinte e scena, ha, in maniera formidabile, risposto alle esigenze del copione scritto e diretto da Rosaria Ricchiuto.
Qui aleggiava una partecipazione misteriosa, era quella di tutte le vite vissute lì dentro che aderivano nel ricordo. Scelte di donne, volute o non volute, accettate o contestate, sembrava volessero prendere respiro attraverso feritoie e grate: si avvertiva l’approvazione per le problematiche affrontate.

La vita di tutti si andava dipanando ed era sottolineata, come volontà dell’esistere, anche dai tanti verdi capperi che, nei muri, cercavano nutrimento, abbarbicati in pertugi inimmaginabili: linfa di vita vera.
Una luna di luce dava il via facendo subito comprendere che si sarebbe parlato delle sfere più intime dell’esistere: l’Io.
La luna, proiettata come baleno, parlava d’amore, di sogni, di notturno degli animi inquieti e spersonalizzati di donna, diventava simbolo di speranza, anche se ormai infranta, violata dagli astronauti che vi hanno messo piede: come annullati e devastati sono i sogni di donna e d’uomo.

La gag fra l’improvvisato, provetto attore, dottor Francesco Caccetta e Rosaria Ricchiuto e Napoleone, splendido cane protagonista principale della prima scena, ha proposto il problema dello stravolgimento dell’amore e della vita.
Il rifugio nell’amore assoluto per il cane, viziato, coccolato, ipernutrito, spersonalizzato dal suo essere animale, diventato “bambino della sua mamma”, per la brillante interprete, Rosaria Ricchiuto, è distorsione dei sentimenti, ormai sterili.

Tutto questo riportava gli spettatori, che seguivano attentamente le immagini dei video, a Madre Teresa Di Calcutta, ai suoi bambini, orfani anche di lei, alla povertà assoluta degli intoccabili, ai poveri ammalati e discriminati: a tante vite sacrificate dall’egoismo e dalle guerre.
“Quante vite…” è un percorso a ritroso su ciò che è stato e non si può modificare.
Le scelte, le delusioni lasciando un segno nell’animo di ciascuno, ne determinano i comportamenti: la vita.
L’ineluttabile è compiuto.

Quante vite non sono state desiderate, cercate, ma sono solo la mortificazione dei sogni, di temperamenti, di caratteri.
L’apparire, imperativo di molti, ha soppiantato l’essere. I valori, diventati inutili per le coscienze assopite, si sono fatti indefiniti, allontanandosi sempre più, sino a diventare sogno: rincorso ma sempre più lontano.
Quante vite umiliate, disperate, si sono perse nei tunnel dell’errore di un io che, assopendosi, ha dato spazio alle vanità esteriori.

Le scene vanno avanti e danno allo spettatore le emozioni di un’introspezione.
La delicatezza della rappresentazione, ha reso molto realistici eventi che quotidianamente e impercettibilmente modificano il percorso del sogno di vita, non è stato un uragano aggressivo ma, un suggerire emozioni sino a farle diventare proprie per ciascuno spettatore.
Quali erano i sogni di “Marylin Monroe o meglio Norma Jeane?
I suoi occhi melanconici, tristi di un dolore dell’animo sottile e persistente, bucavano il video, per la gioia di tutti, ma mostravano il suo dolore: denunciavano scelte di vita, forse volute oppure casuali, forse procuratole da chi non l’aveva amata.

Papa Giovanni Paolo II, Mahatma Gandhi, Andy Warhol, Carlo Rubia, Margherita Hack, Luigi Tenco, Totò e tante altre vite vengono suggerite dai video. Rimane il dubbio se tutti abbiano realizzato, o no, il proprio sogno oppure si siano lasciati guidare dagli eventi sino a dimenticarlo o vederlo sfocato come se appartenesse ad altri.
Canzoni di Renato Zero, Elisa, Laura Pausini, Tiziano Ferro, Giorgia, Vinicio Capossela ed Enrico Ruggeri hanno segnato, come linea guida di un sogno, tutta la rappresentazione. Le attrici - cantanti Enza De Rinaldis e Rosaria Ricchiuto hanno magistralmente interpretato, spesso in duetto, suscitando emozioni e scatenando calorosissimi applausi.
Quante vite hanno dovuto mettere in piazza la propria intimità, le proprie scelte anticonvenzionali, spesso senza volerlo, spesso coraggiosamente, cercando di far prevalere l’essere!

Il tempo che passa porta ai ricordi intimi, molte volte grazie al ritrovamento d’oggetti ricordo, libri, musiche, diari, luoghi c’è un voltarsi indietro per non capire, spesso, perché l'avventura della vita abbia condotto a quel preciso punto: “Quante vite…” cento, mille, non sanno perché sono giunte ad una meta non sognata e non ricercata.
Quante persone hanno mentito a se stesse, perché non avevano coraggio di affrontare il mondo, per la ricerca di uno status o per il perbenismo ed i condizionamenti!
Ecco due moderne coppie di sposi che, hanno fatto una scelta anticonvenzionale dando corso ai DI.CO, brindano e sono felici. La coppia femminile era interpretata da Zelinda Giunca ed Emanuela Remigi. Le attrici erano vestite una con abito da sposa rosso e l’altra con uno bianco. La coppia maschile, interpretata da Guglielmo Fiorentino e Salvatore Scupola, appariva un po’ ingessata negli abiti ma cercava di mostrare la sicurezza della scelta fatta.

Intensa è stata la partecipazione di Santino Giangreco, in scena, veterinario e ballerino.
Particolarmente bravi sono stati: Pierluigi Prete che, ha prodotto i video e ha illuminato la notte di polvere di stelle; Maura Falco che ha curato, coerentemente con il testo, le musiche.
Tutta la compagnia è stata all’altezza delle situazioni, supportata da scenografie scevre ma eloquenti, musiche adeguate. Sono stati belli i giochi di luce che hanno rimarcato parole e climi.
Perfetto e coinvolgente è stato l’interagire degli attori con il pubblico, anche, con danze e con l’utilizzo, garbato, di tutto lo spazio: sia della scena che dell’atrio e delle terrazze del meraviglioso castello Risolo.

La serata volgeva al termine e sullo schermo scorreva la poesia “Ode alla vita” di Pablo Neruda, contemporaneamente le attrici distribuivano delle piccole pergamene con la medesima poesia: pergamene rosa, come rosa è il sogno dei bambini, degli adolescenti, di tutti i giovani.
La vita è un percorso tortuoso pieno di compromessi, non sempre facile.
Questa è stata una bella rappresentazione che poeticamente ha saputo porre i problemi più intimi del vivere.
Meritano i ringraziamenti tutti quelli che hanno permesso e realizzato questo spettacolo, in particolare l’Amministrazione Comunale di Specchia, nelle persone del sindaco On. Antonio Lia e dell’Assessore Cultura Dottor Francesco Caccetta che ha curato tutti gli eventi culturali dell’estate.



 
     
 

Fonte Notizia: Federica Murgia
 

Data: 01/09/2007;      Notizia Letta: 6352 volte.

 
 

 

 
     

 

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