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CAMPAGNA DI MONITORAGGIO DEL GAS RADON NELLE CIVILI ABITAZIONI DEL COMUNE DI SPECCHIA

 

Dalla rubrica "Attualitá" di www.Specchia.it

 
 

CAMPAGNA DI MONITORAGGIO DEL GAS RADON NELLE CIVILI ABITAZIONI DEL COMUNE DI SPECCHIA

 
 

COMUNICAZIONE RISULTATI

 
     
 

Clicca per ingrandireSono stati resi noti dal Laboratorio di Radioattività – Dipartimento di Fisica – dell’Università degli Studi di Napoli i risultati della “Campagna di monitoraggio del gas Radon” nelle civili abitazioni del Comune di Specchia, che si è svolta da febbraio a settembre 2014, attraverso il posizionamento di n. 50 rilevatori nelle abitazioni di privati cittadini, distribuiti nel corso di uno specifico convegno organizzato dall’Assessore all’Ambiente dott. Enrico Vincenti in collaborazione con il Dott. Giuseppe La Verde, biologo specializzato in Biosicurezza e Radioattività dell’Università di Napoli.

I valori riscontrati nelle abitazioni del nostro Comune sono risultati tutti al di sotto del limite stabilito dalla normativa italiana, ossia 400 Bq/ m3.
In 23 casi su 50 le concentrazioni sono addirittura risultate inferiori a 100 Bq/ m3; in 9 casi su 50 i valori sono compresi tra 100 e 200 Bq/ m3; mentre solo in 5 casi le concentrazioni di gas radon sono risultate superiori a 200 Bq/ m3. In un solo caso il valore è stato superiore a 300 Bq/ m3.
Tutti i cittadini che hanno partecipato al monitoraggio saranno comunque contattati telefonicamente da un addetto del Comune, che comunicherà ad ognuno il risultato specifico per la propria abitazione.
In definitiva si può concludere che, secondo i dati di questo monitoraggio, non vi sono nel territorio di Specchia situazioni allarmanti riguardo la presenza di gas radon nelle civili abitazioni, restano valide tuttavia tutte le raccomandazioni già ampiamente fornite nel corso del convegno, in particolar modo, quello di arieggiare abbondantemente la propria abitazione, soprattutto le stanze dove si soggiorna maggiormente, ossia la camera da letto ed il soggiorno.


Per approfondire l’argomento:
(notizie tratte dal web):

I danni del radon
Il radon non è velenoso, come potrebbe essere ad esempio il monossido di carbonio: però è radioattivo, ossia si disintegra in atomi, che a loro volta sono radioattivi ed emettono particelle alfa, che sono le radiazioni che possono creare danni all’organismo. In realtà quando inspiriamo radon questo, essendo un gas nobile e pesante, non passa nel sangue, ma viene espirato subito tale e quale, prima che decada, e direttamente non riceviamo nessun danno.

Invece i suoi discendenti radioattivi sono solidi e si attaccano al pulviscolo atmosferico: in questo modo durante la respirazione possono restare intrappolati nell’albero bronchiale e lì emettere le particelle alfa, che quindi possono danneggiare direttamente le cellule delle mucose bronchiali. Se il danno è elevato e ripetuto, i meccanismi naturali di riparazione del danno non riescono a guarire le lesioni e le cellule danneggiate possono degenerare in forme tumorali. Il fenomeno risulta fortemente amplificato dalla contemporanea esposizione al fumo di sigaretta sia attivo sia (pare) anche passivo.

Riconoscimento del radon come fattore di rischio di tumori polmonari e necessità di un’azione di prevenzione
Quindi il radon non è, di per sé, l’agente dannoso, però ne è l’immediato precursore: è incolore, inodore, quindi non è percepibile, non ha effetti dannosi immediati, ma solo tardivi e solo da una ventina d’anni è stato riconosciuto la causa di una certa frazione di tutti i tumori polmonari: in Italia si stima che tale frazione oscilli tra il 5 e il 20%, il che rende il radon la seconda causa di morte per tumore polmonare dopo il fumo di sigaretta.
Ecco perché se ne comincia a parlare solo adesso: anche se la prima ipotesi di un legame tra esposizione ad alti livelli di radon e insorgenza di tumori polmonari risale addirittura al 1901, il radon è stato incluso dall’OMS tra le sostanze evidentemente cancerogene solo nel 1988; solo dal 1993 la Commissione Internazionale per la Radioprotezione ha iniziato a emanare raccomandazioni concernenti il radon nei luoghi chiusi o “confinati” (radon indoor), mentre l’entità del rischio, ossia una sua quantificazione, sia pure con notevoli incertezze, è stata valutata in modo sufficientemente certo solo a partire dal 1997, utilizzando sia dati su minatori di miniere sotterranee sia studi specifici su donne casalinghe non fumatrici.

E' possibile azzerare il rischio da radon?
Per quel che se ne sa fino ad oggi, nel caso delle radiazioni non vi è una dose di sicurezza, al di sotto della quale il rischio di ammalarsi sia nullo, non vi è una soglia: il rischio zero si ha solo per dose zero. Del resto, noi siamo costantemente immersi in un fondo naturale di radiazioni: nell’atmosfera c’è il radon, dal sole, dalle stelle e perfino dalle galassie lontane riceviamo raggi ultravioletti e raggi cosmici, ancora più penetranti degli ultravioletti e particolarmente abbondanti quando viaggiamo in aereo; persino nel nostro organismo incorporiamo quotidianamente una piccola quantità di elementi radioattivi presenti naturalmente nel suolo e nelle piante. In natura non esiste rischio zero: tutto quello che possiamo fare è di cercare di non aumentare significativamente il rischio naturale.

PREVISTO IL NUOVO LIMITE DI 300 Bq/m3.
Il 17/01/2014 è stata pubblicata sulla gazzetta ufficiale Europea la Direttiva 2013/59/Euratom che rivoluziona il campo delle radiazioni ionizzanti ed in particolare del Radon. In particolare, l'Italia entro il 06/02/2018 dovrà emanare delle disposizioni nazionali che attuino tali indicazioni europee. La Direttiva 2013/59/Euratom stabilisce nuovi limiti per le concentrazioni di Radon (300 Bq/m3) e per le radiazioni emesse da materiali da costruzione. E' possibile scarica il testo originale della Direttiva 2013/59/Euratom nella area Download/RiferimentiLegislativi del sito A2C.
In merito al Radon, nella premessa n. 22 alla Direttiva è riportata una indicazione sul motivo per il quale sia stato modificato il precedente limite di riferimento di concentrazione di Radon da 400 Bq/m3 a 300 Bq/m3.
All'articolo 74 - "Esposizione al Radon in ambienti chiusi" è riportato:
"1. Gli Stati membri stabiliscono livelli di riferimento nazio¬nali per le concentrazioni di radon in ambienti chiusi. I livelli di riferimento per la media annua della concentrazione di attività in aria non devono essere superiori a 300 Bq/m3.
2. Nell'ambito del piano d'azione nazionale di cui all'arti¬colo 103, gli Stati membri promuovono interventi volti a indi¬viduare le abitazioni che presentano concentrazioni di radon (come media annua) superiori al livello di riferimento e, se del caso, incoraggiano, con strumenti tecnici o di altro tipo, misure di riduzione della concentrazione di radon in tali abita¬zioni.
3. Gli Stati membri provvedono affinché siano rese disponi¬bili informazioni locali e nazionali sull'esposizione al radon in ambienti chiusi e sui rischi per la salute che ne derivano, sul¬l'importanza di effettuare misurazioni della concentrazione di radon e sui mezzi tecnici disponibili per ridurre le concentra¬zioni di radon esistenti".
E nella premessa n. 23 è riportato un riferimento alla pericolosità dell'associazione di consumo di tabacco e Radon ed alla necessità di piani di azione nazionali:
"(23) Sono necessari piani d'azione nazionali per far fronte ai rischi di lungo termine derivanti dall'esposizione al ra¬don. È riconosciuto che la combinazione di consumo di tabacco ed elevata esposizione al radon comporta un rischio individuale di carcinoma polmonare sostanzial¬mente più elevato rispetto ai due fattori considerati se¬paratamente e che il consumo di tabacco amplifica il ri¬schio derivante dall'esposizione al radon a livello della popolazione. È importante che gli Stati membri affron¬tino entrambi questi rischi sanitari."

 
     
 

Fonte Notizia: Enrico Vincenti
 

Data: 21/05/2015;      Notizia Letta: 1537 volte.

 
 

 

 
     

 

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