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NATALE A SPECCHIA:

 

Dalla rubrica "Attualitá" di www.Specchia.it

 
 

NATALE A SPECCHIA:

 
 

Non solo Presepe Vivente

 
     
 

Clicca per ingrandireSin da fine novembre nel paese c’è aria di festa e di attesa caratterizzata dall’impegno che nel giorno dell’Immacolata si trasforma in clima di Natale ormai prossimo.
Sia nella chiesa Madre sia nelle case o negli spazi del castello Risolo con spirito religioso, che sa d’altri tempi, si vanno costruendo i francescani presepi. Quest’anno pare che la religiosità si sia moltiplicata nei cuori e questo fa si che nel paese le varie associazioni realizzino il loro presepe come manifeste preghiere.
I giovani dell’Associazione Sportiva Dilettantistica “Bambin Gesù”, in un’antica casa di fronte alla chiesa, danno corso alle scene della Notte Santa, simulandola di un blu scuro, rischiarato flebilmente dai piccoli lumi delle case e dalle stelle guida. Nel presepe, articolato su più piani, c’è un accenno alle differenze sociali e di spirito descritte nell’opulenza e nei bagordi, che si sviluppavano nel piano inferiore, e nella luminosa misticità del piano superiore dove con armonia si rendono comprensibili i cenni iconografici alla Natività che, nell’intento degli autori, ma anche alla vista, pare vogliano emanare il riferimento a quella luce divina che ha guidato e guida molti popoli.
Entrando nella chiesa, vicino all’altare maggiore, noto che la fede e la solidarietà si possono raccontare nelle cose più povere, senza ostentamenti, con la semplicità delle sagome, ritagliate su cartoncino, recanti i messaggi di speranza e ospitalità, con nuvolette parlanti che, facendo parte di un presepe delle intenzioni e dei desideri, fanno riferimenti alla cattiveria e all’egoismo che ancora alberga in molti cuori. Il faro, che si staglia da un lato, che guida e conduce alla salvezza i naviganti, diventa simbolo della cattolicità che superando i pregiudizi e le divisioni orienta l’uomo all’accoglienza, alla carità, alla solidarietà e al rispetto. Ho trovato questo presepe, dal mare di vetro come i cuori di molti uomini, realizzato con materiali poveri e poca spesa, molto efficace sia per l’insegnamento contenuto che per lo sforzo di trasmettere i messaggi con estrema semplicità.
Il messaggio di speranza e solidarietà è insito pure nella mostra dell’artigianato, che si tiene al Palazzo Risolo, “Manu Factus… creare con le mani e il cuore”, che si è posta come fine quello di far conoscere e rivalutare ciò che si produce e si fa con le mani quali l’artigianato ma anche stringere le mani della solidarietà aiutando gli alluvionati della Sardegna. In questa direzione si è mossa l’associazione culturale e20cult, che ha una sede qui a Specchia, con il patrocinio del Comune e il personale impegno dell’Assessore alla Cultura Dottor Giampiero Pizza.
Manu Factus, primo appuntamento di una rassegna itinerante, è un segno dell'impegno nel sociale dell'associazione e20Cult.
Tutti i partecipanti invitati hanno aderito all’iniziativa di soccorso alla Sardegna e per questo meritano d’essere citatati con ciò che hanno fatto per la causa.
Artigiani:
Luigi e Antonio Bello hanno descritto la poesia del paesaggio e della fede in un presepe salentino caratterizzato dalle mini paiare, dai muretti a secco, dagli ulivi e dalla macchia mediterranea e dalla poverissima stalla della Natività.
Stefania Branca con le sue sciarpe ci avvolge in un clima Natalizio caldo non solo per i manufatti in maglia ma anche per il suo impegno nel sociale.
Briciole di passione si cala nella Santa Festa rievocandola con presepi, dalle prospettive suggestive, su tegole antiche.
Giampaolo Buscicchio con i suoi bambinelli che assumono le sfumature del tempo passa dal restauro all’artigianato. La sua idea riporta al recupero degli scarti di lavorazione di materiali da costruzione tipici del Salento. Per le sue creazioni utilizza piuma di pietra leccese (polveri) ma anche materiali propri del restauro.
Claudio Capone con i suoi lavori in terracotta raggiunge il massimo dell’espressività, non solo artigianale, con il grande presepe, dove il Bambino Gesù viene immaginato in braccio a San Giuseppe che lo eleva quasi a voler valorizzare la paternità invitando i padri a riconquistare l’autorevolezza, il senso della guida dei figli .
Luciana e Michela Capone ci fanno riscoprire l’arte del ricamo, del cucito e della maglia con passione d’altri tempi e d’altre esigenze.
Sanno d’ideali positivi le decorazioni su vetro di Sara Di Caprio che ci fa in un racconto dove la giovinezza sa vedere il passato.
Con le sue “Prendas, ci no funti né de oru né de prata”, frivolezze apparenti, Cate ci riporta al dramma degli alluvionati della sua terra: la Sardegna.
Vita e Cosima Costantini con le creazioni di fascinose mantelle, i caldi ponci, i cappelli, le collane che diventano sciarpe per l’inverno e deliziosi abitini ci fanno capire come le mamme in altri tempi siano state capaci non far soffrire il freddo anche quando avevano pochi mezzi.
Francesca Orlando con i deliziosi merletti, di sapiente fattura, ha fatto ricordare un passato, dove il corredo aveva grandissimo valore non solo affettivo.
Gianluca Orlando con la sua oggettistica d’antico uso di legno si esalta nella spirituale poesia della Santa Maternità natalizia.
Andrea e Giuseppe Pastore ricordano la natura nell’arte di modellare, elegantemente, rame e stagno per rievocare la bellezza dell’ambiente.
Laura Petracca, nelle sue decorazioni su vetri e tessuti, evoca racconti che interpretano simbologie dell’inconscio.
Stefano Quarta con l’utilizzo del fil di ferro descrive con delicatezza ed eleganza forme essenziali riconducibili ad antiche simbologie e al reale.
Roberta Risolo – orafa – nei suoi gioielli, realizzati con materiali anche provenienti dal territorio, reinterpreta segni e modelli, ideati e realizzati con tracce d’ispirazione all’art nouveau.
Maria Rosaria Scarcia trova idee e simbologie con la preziosità dell’antica arte del chiacchierino.
Le decorazioni su vetro e ceramica i creativi spunti per il riciclo di CD, l'emozionante presepe di bicchieri di plastica, sono l'insegnamento, visibile anche nel lampadario di bicchieri realizzato da un suo alunno, che ha fatto si che emergesse il profondo amore per l’arte e il rispetto per la natura di Ada Scupola.
Nelle meraviglie fatte con l’elegante punto antico, che conserva ancora tutta la sua raffinatezza, i gioielli di Anna Tullo ci riportano ad antichi valori e ai tavoli delle feste sentiti come momento di calore familiare.
Assunta Villani nella sua passione per il tombolo c’è la realtà di trine eleganti e raffinate che incantano non solo i curatori ma anche le visitatrici della mostra.
In questa mostra importante, per la valenza educativa, è la partecipazione delle Allieve dell'indirizzo "Moda" della Scuola IISS – "Don Tonino Bello " di Tricase/Alessano – che espone “abiti per sognare”, dipinti dalla professoressa Laura Petracca.
Una nota particolare è data dalla presenza di un’opera del maestro Luigi De Giovanni, artista di Specchia, che ha voluto partecipare con generosità donando un’opera per la solidarietà agli alluvionati della Sardegna. L’isola, oggi in difficoltà, ha adottato e apprezzato l’artista, accogliendolo come proprio figlio sin dal 1973. Nell’installazione dei suoi acquerelli, parte della quale destinati alla solidarietà, allestita magistralmente dall’architetto Stefania Branca, c’è l’amore sia per il territorio salentino, con l’uso delle canne e con gli scorci degli acquerelli, sia per la Sardegna con l’opera, “Seulo, dalla finestra di nonna Maria” cm 70x100, che rappresenta un paesaggio di Seulo (Cagliari).
Il giorno ventiquattro pomeriggio si dà il via al Natale con l’accensione della “focaredda”, un fuoco dalle alte e scintillanti fiamme che arde nell’immenso braciere sistemato in piazza del Popolo: un modo beneaugurante per scaldare il clima e accogliere il Bambinello, nato in una stalla in una fredda notte d’inverno.
Lo spirito del Natale così prende forma ed esplode nella gioia festosa con la nuova edizione del Presepe Vivente di Specchia previsto nei giorni 25, 26 e 29 dicembre 2013 e 1°, 5 e 6 gennaio 2014 dalle ore 17.30 alle 21.30. L’inclemenza del tempo, con la pioggia a dirotto e il vento, per due volte ha reso impossibile le rappresentazioni ma negli altri giorni si è assistito a una spettacolarizzazione sempre nuova ed efficace.
Come nelle precedenti edizioni l’organizzazione è curata dalla Parrocchia di Presentazione Vergine Maria, Comune di Specchia, Associazione Culturale Sportiva Eugenia Ravasco ONLUS.
Palese è l’impegno dei figuranti che, con estrema devozione, si calano nelle parti assegnate. Le scene, studiate e realizzate con cura, ci conducono alla stalla, seguendo il percorso illuminato da candele e dalle stelle che ricordano quelle che hanno guidato i fedeli nel tempo.
La prima fase si svolge davanti alla chiesa Madre con l’incontro delle autorità religiose e civili che si dirigono all’ingresso di Betlemme da dove, fatti i discorsi di rito, si avviano alla visita delle suggestioni luministiche e coloristiche del Presepe Vivente, in cui la devozione guida sia i partecipanti sia i visitatori che seguono il percorso.
L’imponente sfilata dei figuranti è giunta dalla via Roma, facendosi annunciare dall’eco dei canti, dal rullare dei tamburelli e dalle note delle zampogne e delle fisarmoniche.
Superata la porta di Betlemme, c’è il campo romano, dove traspare l’opulenza del potere, qui ardono antichi fuochi rintuzzati prontamente da solerti bambini. Le matrone, vestite con le tuniche fermate dalle fibule, assolvono i compiti in una scena, dove il colore predominante è il rosso, ostentano il loro potere nelle apparenze degli indumenti. I soldati, minacciosi e agguerriti, fanno scintillare i loro gladi e gli elmi luccicanti e danno esempio delle loro arti militari in combattimenti e, spesso, spettacolari ritirate, chiusure in difesa, fino a formare una testuggine nei momenti di difficoltà.
I figuranti occupano i loro posti nelle scene prima provate e memorizzate, andando, nei gesti e nei discorsi, indietro nel tempo di oltre duemila anni, mentre i pastorelli creano movimento con i loro spostamenti armoniosi.
La folla che si appresta alla visita è immensa, con una certa difficoltà riesco a seguire il percorso.
Superata l’apologia della potenza rappresentata dalla postazione romana, mi dirigo verso il censimento decidendo di sfuggirlo e di vivere la visita da clandestina. Penso allo spirito Natalizio e ai migranti che, con mille difficoltà, rischiando la vita e lasciando tanti fratelli in fondo al mare, giungono alla terra dei sogni per trovare esclusione, mancata solidarietà e povertà inaspettata. Una riflessione che mi riporta alla solidarietà e alla fratellanza che con la nostra associazione e20cult tentiamo di celebrare concretamente al Castello Risolo.
La scena dell’annunciazione sa di poesia pura e gli angioletti che affiancano Maria hanno un soave sorriso che accentua la misticità dell’adolescente inginocchiata, che nell’interpretazione è in preghiera e pare accettare la volontà superiore con trasparente fede: in questo caso non solo recitata. La Sinagoga appare scevra da orpelli e il candelabro a sette braccia e le solenni letture danno il clima di antichi riti.
Qua e là recinti con animali ricordano un’economia povera ma di rispetto della natura e se pur si sente un odore di letame io, penso ai buoni e genuini prodotti della terra senza fertilizzanti.
Anche se so che solo per pochi giorni la loro libertà sarà limitata, gli animali tenuti nei recinti continuano a immalinconirmi tanto che torno alla mia infanzia quando i nostri animali erano liberi nella campagna e spesso con i nuovi nati che saltellavano giocosi.
L’impegno della lavandaia che continua a sbiancare la biancheria con la lisciva è evidente nelle sue mani che risentono di questo duro lavoro, mentre con il ferro riscaldato da brace, le stiratrici piegano con attenzione la biancheria da loro stirata con cura.
Tutti gli artigiani presenti, che pazientemente eseguono le loro mansioni, mi riportano alla valenza del lavoro manuale nel nostro tempo, dove le difficoltà economiche fanno riemergere antichi saperi che costituiscono una risorsa per le famiglie. Rimango incantata alla vista dei molto affascinanti procedimenti di trasformazione dei filati che ci ricordano il tempo passato facendoci dimenticare i prodotti in serie che sembrano omologare tutto e tutti anche negli ideali.
Non c’è nella rievocazione della tessitura un monumentale telaio, come quello che stava dai miei nonni, che serviva a tessere sia la lana per la produzione dell’orbace, che veniva reso meno pungente con l’antica gualchiera, sia il lino e la ginestra utilizzati per i corredi che duravano tutta la vita e venivano tramandati e custoditi con grande cura. Qui sono usati con perizia, da donne veramente brave, dei piccoli telai che ben rappresentano la loro funzionalità nel tempo. L’aspro odore del fuoco e del ferro battuto sull’incudine dal fabbro, stranamente, mi fa sovvenire il maniscalco del mio paese che ferrava i nostri amatissimi cavalli, con cui ci piaceva passare molte ore. Il carretto trainato da un cavallino mi riconduce a un’epoca in cui non s’immaginava minimamente né il pericolo dell’inquinamento legato al progresso, né il dinamismo che avrebbe animato la società contemporanea. Io amavo la velocità e il rischio per cui mi lanciavo, in sogni e avventure meravigliose, in groppa ai cavalli che spronavo per farli galoppare a perdifiato, procurandomi, qualche volta, cadute, anche rovinose. In quelle occasioni mi veniva posto il divieto di cavalcare. Si sa che i genitori, tirato un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo, passati alcuni giorni, dopo avermi fatto le dovute raccomandazioni, mi consentivano di riprendere le mie avventure ippiche con la promessa di una maggiore prudenza.
In una scena ben articolata e abbastanza calata nel periodo si nota la compostezza degli scribi che tenendo bene in ordine i rotoli svolgono il loro compito con la manifesta consapevolezza che saper leggere e scrivere rende gli uomini liberi.
Due madri che s’incontrano forse parlano dei problemi quotidiani, delle ansie per il futuro dei figli che devono nascere e, nella visitazione di Maria a Elisabetta, dell’accettazione di un evento Santo che cambierà la storia dell’uomo.
I vari mestieri si palesano in una sintetica descrizione del tempo: c’è l’artista, lo specialista dei muri a secco, chi lavora la pietra, il “conza utti” (riparatore di botti). Si giunge, poi, alla locanda dove, si mesce il vino con fare allegro, si mangia pane pomodoro e non manca il peperoncino. Più avanti un profumo, che mi ricorda la casa dei miei genitori, mi porta alla preparazione dei latticini che vengono sistemati in piccoli canestri. Mi ricordo delle nostre mucche che, se si faceva tardi per la mungitura, si apprestavano, allontanandosi dal terreno, e si presentavano davanti alla porta di casa per sollecitare la mia mamma, che le accoglieva nel cortile, e che con perizia le liberava del latte… molto biologico.
Fra i tipi di pasta fresca non ci sono i culurgionis della mia terra, ma ci sono gustosissime orecchiette e minchiareddi fatti con rapidità e precisione anche dai bimbi. Il contadino rientrato alla sua casa depone con ordine i suoi strumenti da lavoro mentre l’artigiano che fa i panari (cestini) ha un gran daffare: si vede che Totò ha molte ordinazioni. Vicino ai panari c’è un altro Totò che invoglia all’assaggio di gustose lenticchie.
La scena del matrimonio, rimarcata nella determinazione del tempo dai tappeti, è ben articolata, sa di solenne e trasmette tutta la misticità tramandata delle Sacre Scritture.
Il venditore della frutta invita all’acquisto dei suoi esclusivi prodotti locali: i visitatori pare siano ben disposti a farlo.
Superata la scena della lavorazione del feltro, comincio a udire il pestare del martello sull’incudine, segno che il fabbro ha tanto lavoro. E’ bello ritrovare esempio di antichi mestieri e vedere lo stagnino che, pur non essendo circondato dalle massaie che gli portano gli oggetti da riparare o le pentole e le padelle da stagnare, è circondato da tante persone curiose che lo osservano mentre esegue i suoi lavori.
Quante pentole e brocche rotte vengono restituite a nuova vita dal conzalimmi (riparatore di oggetti in terracotta) che opera a Specchia, soprattutto in questo periodo! Non mancano i cestai, le ricamatrici di trine meravigliose, artigiani che modellano il legno d’ulivo, la cantina per ristorarsi e chi produce cannizzi e panari. I pastori intanto, seguendo tratturi della memoria, portano le loro bestie al pascolo, ma non odo centinaia e centinaia di campanacci che, risuonano all’unisono, riecheggiando di valle in valle, che sembrano accordati in modo differente per distinguere i greggi come avviene al mio paese Seulo, qui, si odono zampogne e canti di bimbi che danno tracce bucoliche al presepe.
Anche quest’anno la vigna della piazza promette il miraggio del buon vino che, di anno in anno, serve a rendere meraviglioso un presepe che vuole essere espressione della fede e del lavoro di tanti volontari.
Pare che nella casa di Erode il vino non manchi! L’aria di festa e le danze orientali raccontano di paganesimo e negli occhi dei visi semicoperti delle figuranti si legge il desiderio di divertimento, i loro cuori appaiono chiusi alla stella cometa guida di tanti fedeli che passando per l’aia s’inoltrano sino al gioioso evento che si celebra nella capanna della Natività, dove piccoli Angeli con Maria e Giuseppe si prendono cura di un bellissimo bimbo simbolo della fede Cristiana.
Non scordo di citare il simpatico asinello, che pur non assomigliando ai piccoli “Pallini”, tutti bianco-grigi, che non temevano il lavoro e risultavano molto utili alla mia famiglia per il trasporto dei prodotti orticoli nei primi anni cinquanta, si faceva sentire di tanto in tanto con sonore ragliate: non so se anche questo ha una padroncina come la mia sorella piccola che non voleva assolutamente che si vendessero questi docilissimi, preziosi e pazienti animali.
Il giorno sei gennaio 2014 il grande braciere della piazza si è ravvivato con un fuoco che ha ripreso ad ardere partendo con cascate di stelle beneauguranti per l’edizione del prossimo anno.

Presepe vivente 2013-2014


Presepe vivente 2013-2014


Presepe vivente 2013-2014


Presepe vivente 2013-2014


Presepe vivente 2013-2014


Presepe vivente 2013-2014


Presepe vivente 2013-2014


Presepe vivente 2013-2014


Presepe vivente 2013-2014


Presepe vivente 2013-2014


Presepe vivente 2013-2014


Presepe vivente 2013-2014


Presepe vivente 2013-2014


Presepe vivente 2013-2014


Presepe vivente 2013-2014


Presepe vivente 2013-2014


Presepe vivente 2013-2014


Presepe vivente 2013-2014


Presepe vivente 2013-2014


Presepe vivente 2013-2014

 
     
 

Fonte Notizia: Federica Murgia
 

Data: 09/01/2014;      Notizia Letta: 5175 volte.

 
 

 

 
     

 

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