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L’ALPINO DEL SUD CAMILLO PLACI’ SOGNA LA FINALE

 

Dalla rubrica "Sport" di www.Specchia.it

 
 

L’ALPINO DEL SUD CAMILLO PLACI’ SOGNA LA FINALE

 
 

Articolo tratto dal CORRIERE DELLO SPORT – STADIO del 12.04.2012

 
     
 

Clicca per ingrandireIl salentino, che solo da gennaio è primo allenatore della Brebanca, rilancia con Cuneo la sfida alla Lube tinta d'azzurro

Placì: «Macerata non ha punti deboli. Ma ci abbiamo giocato alla pari e sento la mia squadra vibrante»

di LEANDRO DE SANCTIS

A dargli il delizioso soprannome fu Paolo Rossi, lo scoutman di Trento. «Sei uno del Sud ma con le caratteristiche della gente del Nord» gli disse. L’alpino del Sud.
A Camillo Placì, 55 anni, nativo di Specchia, in provincia di Lecce, la definizione piacque tanto ed ora accompagna il suo account su Skype.
L’alpino del Sud, una specie di benvenuto al Nord per colui che ama definirsi uomo di mare. Specchia è uno dei borghi più belli dItalia, nel basso Salento, nel tacco pugliese, a metà tra lAdriatico e lo Jonio.

Paesaggi mozzafiato, sole, un calore che Camillo porta con sé dove il lavoro lo chiama.
Il figlio Luigi è uomo della San Marco, reduce da dieci mesi di rischiosissima missione in Afghanistan, la moglie Lina si è fatta carico dell’educazione dei figli ed ora Roberta, che ha 18 anni, gioca a pallavolo in serie C.

VITA DA SECONDO - Dopo una vita non da mediano ma da secondo allenatore, a gennaio dopo l’esonero di Gulinelli, la Brebanca Cuneo gli ha affidato la prima squadra. Così, per la prima volta nella sua carriera, Placì è stato chiamato sotto le luci dei riflettori.

Ricordato che si sta parlando di un allenatore che ha vinto la medaglia di bronzo all’Olimpiade di Pechino 2008, con la Russia, proprio battendo l’Italia (era il vice di Alekno) e la cui carriera all’ombra di valorosi condottieri è stata ricca di soddisfazioni, non c’è dubbio che questo atipico debutto abbia un sapore particolare.

«E unesperienza decisamente interessante, c’è tanta pressione. Da primo allenatore ci sono più responsabilità, c’è il peso delle scelte che bisogna fare. La differenza sostanziale è che da vice tecnico sei il primo collaboratore del coach: si propone, ma poi è lui che decide. Da allenatore, oltre a dover rispondere ad almeno venti telefonate al giorno, devi ascoltare tutti, lo staff, la stampa. E devi mostrare grande capacità di decidere».

Camillo è noto per il suo sodalizio con Silvano Prandi, ed è bello che in queste semifinali siano entrambi in lizza. Che ci sia Cuneo è logico, che ci sia arrivata anche Latina è stata una sorpresa, Camillo giocava a pallavolo da ragazzo, ma a soli 19 anni un brutto incidente con la moto lo mise ko. Un’auto sbandò sulle tortuose strade salentine e lo prese in pieno. Poteva andar peggio, ma l’unico modo di continuare nel volley era quello di diventare allenatore. Tanti anni con i giovani nelle serie minori pugliesi, poi l’incontro decisivo con Silvano Prandi.

L’INCONTRO - «Allora era il ct della Nazionale, venne ad Ugento a vedere una finale di Coppa Italia, c’era Velasco, c’era Skiba. Edelstein era squalificato ed io guidai la squadra. Nacque il rapporto con Prandi. Ora dopo tanti anni possiamo dire che siamo una coppia completa, mi ha dato tanta fiducia, ho imparato tanto nei sette anni trascorsi a lavorare con lui»
Quali doti deve avere un allenatore?
«La qualità di saper tirar fuori quello che di buono hanno i giocatori. Il tecnico deve essere insegnante e psicologo, per saper riconoscere la strada maestra. E questo arriva con lesperienza»
Anche da head coach, conferma la teoria del passo indietro.
«Sì, bisogna essere bravi a guidare i giocatori ma sempre stando un passo indietro, anche in una grande squadra come Cuneo. Come si fa ad andare d’accordo con campioni di grande personalità? Si parla di pallavolo, non di auto o di barche a vela. Ci sono tante esperienze vissute, quando i concetti sono chiari, difficilmente non ci si capisce. I protagonisti sono i giocatori»
Prima semifinale ad Osimo contro la Lube, la sfidante designata dai pronostici per sfidare Trento.
«La Lube non ha punti deboli ed ha due fondamentali di altissimo livello: la battuta e l’attacco. Noi dovremo giocare al cento per cento ma sia in campionato che in Champions, siamo sempre stati alla pari, E il quarto di finale con Piacenza mi ha fatto sentire la mia squadra vibrante. Cercherò di trasmettere tranquillità perchè la tensione complica la fluidità del gioco»

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Fonte Notizia: Corriere dello Sport – Stadio
 

Data: 14/04/2012;      Notizia Letta: 2208 volte.

 
 

 

 
     

 

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