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DON TONINO BELLO:

 

Dalla rubrica "Attualitá" di www.Specchia.it

 
 

DON TONINO BELLO:

 
 

Profeta della SPERANZA

 
     
 

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DON TONINO BELLO:
PROFETA DELLA SPERANZA

di Francesco Lenoci
Docente Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano
Vicepresidente Associazione Regionale Pugliesi - Milano


Per me ¬– che sono nato a Martina Franca (sono, quindi, pugliese come don Tonino Bello); vivo, lavoro e insegno a Milano dal 1983 – è motivo di gioia parlare di don Tonino Bello a Lainate.
Oggi, grazie all’invito che Fausto Savini, a nome del Circolo ACLI di Lainate, mi ha rivolto lunedì 28 gennaio 2012, io, proprio io, che non ho avuto la Grazia di conoscere di persona don Tonino Bello, sono chiamato a testimoniare sulla sua opera. Incredibile, ma vero.
Per la verità non è la prima volta che succede (tutto è cominciato il 27 dicembre 2007 a Santa Maria di Leuca), ma vi confesso che io resto sempre incredulo quando ciò accade.
Come è avvenuto circa un anno fa allorquando, a me, proprio a me, il Movimento di Volontariato Italiano ha chiesto di scrivere la biografia di don Tonino Bello nel 2011 (Anno Europeo del Volontariato e 150esimo Anniversario dell’Unità d’Italia), avendo individuato in don Tonino Bello uno dei 25 uomini e donne che hanno operato per l’accoglienza e l’inclusione. L’ho intitolata “don Tonino Bello. . . .un grande organizzatore della Speranza”. L’ho presentata il 13 maggio 2011 presso il meraviglioso municipio di Padova (Cfr. Francesco Lenoci, Carlo de Ruvo, Antonio Cecere, “don Tonino Bello: un grande organizzatore della Speranza”, in per l’Italia. 150 anni di cittadinanze attive, Esedra editrice, 2011).
Non ero mai stato a Lainate: questa è la prima volta, nonostante io abbia insegnato per tanti anni “Contabilità e bilancio” e “Temi speciali di bilancio” all’Università Cattaneo (LIUC) di Castellanza.
Vi starete tutti chiedendo cosa ho fatto per rimediare alla circostanza di non aver mai interagito con la città di Lainate, vero?
È presto detto: ho inviato il comunicato stampa e la locandina concernenti il presente evento a oltre 1.000 tra siti e giornalisti e ho creato un evento su Facebook (don Tonino Bello: profeta di Pace, Giustizia, Carità e Speranza) al quale ho invitato oltre 5.000 persone.

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In particolare, ieri mattina sulla pagina Facebook del Comune di Lainate ho rivelato il Sogno di don Tonino Bello: “Il mio Sogno è portare il Sorriso, il Coraggio e la Speranza a tutti coloro che incontro”.
È un sogno meraviglioso . . . .difficilissimo da realizzare . . . .che don Tonino Bello è riuscito tante volte, durante la sua vita terrena, a tramutare in realtà. Come ha fatto? Come è potuta accadere una cosa simile?
Per rispondere a queste impegnative domande, mi avvalgo di un’osservazione di Papa Paolo VI: “L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni”.
Ebbene, don Tonino Bello è stato sia testimone che maestro, derivando da ciò il suo immenso carisma.
Ma è stato straordinario testimone–maestro quando le cose gli andavano bene, quando la salute lo assisteva (era un formidabile atleta capace di nuotare per chilometri). . .o lo è stato sempre, anche nella malattia?
La risposta è una ed una sola: lo è stato sempre, fino a quando ha esalato l’ultimo respiro.
Vi riassumo ciò che il suo medico curante (che don Tonino, con un garbato eufemismo, definiva “scettico”) ha narrato a Bari, il 2 dicembre 2011, in un convegno organizzato da 10 Lions Club e 4 Leo Club, che ci vedeva relatori.
In fin di vita, con il corpo coperto di metastasi, don Tonino Bello aveva gli occhi pieni di gioia quando, pur non potendo muoversi, riusciva a guardare il volto della Madonna nei tanti quadri che aveva fatto collocare alle pareti della stanza.
Quando si sentì chiedere dal suo medico: “don Tonino, tu mi vuoi bene?” pianse lacrime di gioia. Ha raccontato il medico che quell’uomo (che non poteva assolutamente spostarsi) incrociò le mani, le mise dietro al suo collo e facendo forza, tutta la forza che gli era rimasta ancora in corpo, si arrampicò fino ad arrivare al suo viso e, piangendo, cominciò a baciarlo.
Il 20 aprile 1993, in punto di morte, don Tonino Bello udì finalmente la richiesta che aspettava da anni. Il suo medico gli chiese: “don Tonino, vuoi recitare con me un’Ave Maria?”.
Don Tonino Bello ha concluso la sua vita terrena recitando un’Ave Maria tra le braccia del suo medico, che non era più “scettico”.

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Quando hanno vestito la salma, sapete cosa hanno scoperto? . . .che entrambe le scarpe avevano le suole forate. Che cosa era successo? . . . .Quelle non erano le scarpe di don Tonino: come sempre lui aveva scambiato le sue scarpe, belle, con quelle di un povero. Spesso, non faceva neanche lo scambio, perché il povero non aveva proprio le scarpe. Lui non se ne curava e tornava scalzo all’Episcopio.

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Per don Tonino “Vivere insieme, alla sequela di Cristo, sul passo degli ultimi” non è stato uno slogan, ma il modo concreto di vivere il suo ministero episcopale condividendo, anzi incarnando, i problemi, le angosce, le speranze della gente, trasformando la cultura attraverso un dialogo franco e senza paure, facendo in modo che l’annuncio profetico dell’amore ai poveri e agli umili diventasse realtà.
Per lui essere Chiesa significava praticare accoglienza. Portare gli uni i pesi degli altri. Esprimere simpatia per gli ultimi, compassione per i sofferenti, schieramento con gli oppressi, compagnia con i lontani, attenzione per i problemi planetari.
Don Tonino Bello, come abbiamo visto, è stato un testimone, un maestro, che ha esercitato senza soste la sua capacità di vedere frammenti di bene ovunque, evidenziando in ogni realtà, contesto e situazione . . . . bagliori di novità, motivi di maggior impegno, germi di speranza.

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Don Tonino Bello è stato un profeta, che ha indicato che i gravi problemi del mondo non vanno risolti con l’assistenzialismo, ma stimolando tutti, soprattutto i giovani, a essere protagonisti del loro futuro e del loro sviluppo.
Come ne veniamo fuori da un mondo in cui gli antichi valori sono andati giù, in cui il mare ha inghiottito le boe, sicure e galleggianti, cui attraccavamo le imbarcazioni in pericolo?
Secondo don Tonino Bello non basta più enunciare la speranza: occorre organizzarla.
La sua esortazione ai Giovani ad organizzare la speranza non ha tentennamenti.

“Chi spera non fugge: cammina . . . .corre . . . .danza.
Cambia la storia, non la subisce.
Costruisce il futuro, non lo attende soltanto.
Ha la grinta del lottatore, non la rassegnazione di chi disarma.
Ha la passione del veggente, non l’aria avvilita di chi si lascia andare.
Ricerca la solidarietà con gli altri viandanti, non la gloria del navigatore solitario”.

E ancora.
“La speranza è la tensione di chi, incamminatosi su una strada, ne ha già percorso un tratto e orienta i suoi passi, con amore e trepidazione, verso il traguardo non ancora raggiunto”.

Eppure, anche un simile maestro-testimone sente il bisogno di tenerezza, di ringraziare e di pregare.

“Ragazzi, vi auguro:
di essere costruttori di una comunità viva,
di promuovere caparbiamente la vita
anche là dove spinte di regressione vi inducano ad avvitarvi su voi stessi.
Ragazzi, vi auguro
che la prosa della vostra vita difficile, concreta,
fatta di bisogni sempre emergenti,
non spenga dentro di voi la poesia della tenerezza”.

“Grazie a voi ragazzi che mi avete esaltato con la vostra fantasia e con il vostro desiderio di crescere in un mondo più pulito. . . . che avete acceso le mie speranze”.

“La Madonna vi incoraggi a camminare in novità di vita”.

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La Madonna . . . .Don Tonino Bello non parla quasi mai di Maria, ma parla quasi sempre a Maria. La Madonna è una presenza costante nella sua vita.
Secondo don Tonino Bello in un mondo così piatto, contrassegnato dall’intemperanza del raziocinio sull’intuizione, del calcolo sulla creatività, del potere sulla tenerezza, del vigore dei muscoli sulla morbida persuasione dello sguardo, Maria è l’immagine della nuova umanità preservata dai miraggi delle false liberazioni.
Maria è innamorata della vita, è capace di attesa, è in grado di andare alla sostanza delle cose, è testimone di gratuità, di maternità, di comunione e di servizio.
Amare Maria significa imitarla, sia pure in maniera più modesta, nella nostra esistenza quotidiana (Cfr. Renato Brucoli, “L’alfa”, in Maria, Edizioni Messaggero Padova, 2010, pagg. 19-20).

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Vivo a Milano: l’esistenza quotidiana di chi vive a Milano è, per definizione, contraddistinta dall’ansia della metropoli. È quell’ansia che, in buona sostanza, rende “i milanesi” specialisti del sorpasso.
Niente di più falso: l’ansia del sorpasso, da tempo, si è impadronita di tanti cittadini lombardi, italiani, europei. . . .del mondo!
L’ansia del sorpasso ci fa guadagnare tempo, ma ci fa perdere il fratello che cammina accanto a noi. Ci mette nelle vene la frenesia della velocità, ma svuota di tenerezza i nostri giorni. Ci fa premere sull’acceleratore, ma non dona alla nostra fretta sapori di carità.
Come ci ha insegnato don Tonino Bello, è alla Madonna che dobbiamo chiedere di liberarci dall’ansia della metropoli. In termini pratici, essendo Maria capace di attendere, anche noi, su scala ridotta, siamo chiamati ad esserlo.
Ma attendere cosa? Ce lo dice don Tonino, alla sua maniera.

“Un giorno Noè prese una colomba e la fece volare, sperando che tornasse da chissà dove con qualche avvisaglia di terra liberata dalle acque.
E un giorno tornò. . .con un ramo d’ulivo.
Ecco, noi dovremmo essere come quelli che sulla tolda della nave scrutano l’arrivo della colomba, che non elevano lamentele su questo ruzzolare del mondo verso la catastrofe.
No, non dobbiamo chiudere gli occhi di fronte alla realtà.
Ma lo sapete meglio di me: il mondo è andato sempre così, forse anche peggio. Il mondo è stato sempre un po’ triste!
Il nostro compito di credenti, oggi, non è di macerarci negli eventi della perversità del mondo ma di salire sulla tolda per scrutare l’arrivo della colomba, per scorgere nel firmamento questo allargarsi dell’arcobaleno”.

*******
Il compito che ci affida don Tonino Bello è il più impegnativo . . . .di sempre. Gli esseri umani, fino ad adesso, non ci sono mai riusciti.

“Il terzo millennio
deve diventare il millennio dell’altro,
di ogni altro, di tutti gli altri
a cominciare da quelli
del Sud del mondo, di ogni Sud,
comprese le donne,
compresi i giovani,
compresi i bambini”.

*******
Concludo.
Io ho tanti dubbi, ma ho una certezza (l’ho scritta questa mattina sulla pagina Facebook del Comune di Lainate).
Se non si sogna. . . .non si progetta.
Se non si progetta. . . .non si realizza.

Io ho tanti dubbi, ma ho anche un’altra certezza (Cfr. Francesco Lenoci, Spalancare la finestra del futuro – Discorso ai Giovani nel nome di don Tonino Bello, Ed Insieme, 2011, pag. 28).
Don Tonino Bello sarà sempre compagno di viaggio di chi danzerà la vita . . . . organizzando, per sé e per gli altri, la Speranza.

 
     
 

Fonte Notizia: Francesco Lenoci
 

Data: 07/03/2012;      Notizia Letta: 2656 volte.

 
 

 

 
     

 

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