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PROPOSTE PER NUOVE COLLEZIONI

 

Dalla rubrica "Cultura" di www.Specchia.it

 
 

PROPOSTE PER NUOVE COLLEZIONI

 
 

Galleria D'Arte Mentana - dal 22 gennaio al 16 febbraio 2011

 
     
 

Clicca per ingrandireGalleria D'Arte Mentana
Centro Servizi
Piazza Mentana, 2 - 3 - 4r.

50122 – Firenze

PROPOSTE PER NUOVE COLLEZIONI

Inaugurazione: 22 gennaio 2011 ore 18,00

Dal 22 gennaio al 16 febbraio 2011

Artisti:

CLAUDIU RAMBA
NIKI BEDFORD
SARA ARIANPOUR
MICHEL BEAUCAGE
GORAN KOSANOVIC
DARIA GRAVILINA
MARIANGELA BOMBARDIERI
CHIARA ANESIN E MONICA SANPAOLI
DENIS GIORDANI
SARA DONNINI

Il giorno 14 febbraio performance dell’artista Goran Kosanovich


Catalogo in galleria

Galleria D'Arte Mentana
Centro Servizi
Piazza Mentana, 2 - 3 - 4r.

50122 - Firenze
tel./fax +39 (0)55 211985
galleriamentana@galleriamentana.it
www.galleriamentana.it

CLAUDIU RAMBA
Un viso severo di chi non sorride mai, quasi malinconico se non fosse per quei riccioli d’oro che lo illuminano di passione spirituale. I raggi di quella luce che ha rischiarato la fede degli uomini si diramano, sino a diventare rossi e a mischiarsi con delle forti ali che avvolgono, in un’aurea di calore e di generoso nobile amore che diventa compassionevole soccorso verso le persone ricche di fede. Il drago ridotto a ciondolo e un coniglio sprezzante, che mostra i suoi denti in una risata sarcastica, pare vogliano dire che la prima impressine è solo una memoria di fede, mentre oggi prevale l’ambiguità di una borsa rosa e di un credo che vacilla in un’intima confusione dell’essere. Il sublime intervento si veste di spirito blu in un inconscio dialogo che occupa la scena di trascendenza, che porta a un’estasi che appare nella rosea carnalità della donna abbandonata a quest’evento sublime. L’artista con queste opere manifesta un profondo desiderio di ritorno alla spiritualità, parte fondante degli uomini, e alla ricerca dei valori veri.
NIKI BEDFORD
Macchie di colore si organizzano in grumosi paesaggi dello spirito e in musicali note di una lenta danza cromatica, di un ritmo illuminato dalle emersioni di lievi colate di giallo. Vibrazioni di rossi e terre di Siena dialogano, in accennate geometrie quadrate che sprofondano in arretranti prospettive lievemente illuminate. Graffi profondi hanno lasciato dei solchi evidenti, presagio di scalfitture dell’animo, che si materializzano, anche, nei funesti occhi arrossati dal dolore. In un miraggio rosato di prefigurazioni gioiose mortificate si ritrovano i colori delle prospettive tonali. Occhi d’angoscia, buchi contornati da lacerazioni nere, denunciano la violenza e l’egoismo, che portano all’uccisione della speranza. Queste sensazioni pare si smorzino nei sabbiosi ricordi dei sogni di atmosfere d’oriente, dove ampie pennellate di bianco si manifestano sopra uno sfondo di tinte che hanno ancora tracce di ferite non rimarginate. Il blu di un mare d’estate, che emerge da coste sognate, viene investito da macchie gestuali di colore: umanità che pare voglia riprendere la spensieratezza a lungo sognata.
SARA ARIANPOUR
Le opere di Sara Arianpour sono delle poesie tristi, dove i colori grigi emergono, da fondi scuri, per raccontare una malinconia sottile che vuole prevalere su tutte le gioiosità della vita. Una canzone misteriosa si anima di rapide ed evanescenti pennellate, con sprazzi di spirituale viola, note di una musica lente di solitudine e abbandono. I ricordi, di eventi lontani nel tempo, sono diventati espressive figure amorfe di dolore non placato. I corpi mortificati, diventati ombre, denunciano, con forza, le lacerazioni di animi prigionieri che anelano alla libertà. Nei dipinti prendono forma scene di racconti che fanno udire, muti, assordanti urli di rassegnazione senza speranza. Le griglie separano i pensieri, diventati grovigli di pennellate, dai corpi. Energici tocchi di rosso si fanno breccia per dar forza ai sogni che vengono, ancora, celati dietro steccati invalicabili. La costrizione dell’essere si manifesta nella trasfigurazione d’immagini che riflettono un Io alla ricerca di se stesso, con la sua identità, nella pace e nella non violenza.
MICHEL BEAUCAGE
La pittura di Michel Beaucage lascia palesare un racconto intimo, dove si respirano i climi del passare del tempo e i profumi speziati d’oriente. E’ una sintesi di una profonda spiritualità che ha significato nei rapporti coloristici e nei segni. Con lei le carte delicate e preziose si vestono d’acrilico, diventando gradevoli armonie. I reticoli, dalle cromie metalliche, incrociano gocciolamenti e versamenti che imprigionano i racconti delle tinte di sfondo. Nelle sue opere ci sono i turbinii degli eventi della vita, che si manifestano nel gestuale rilievo delle tracce pittoriche. E’ su campiture di sfumature di rosso che si ritrovano i segni di una vitalità fatta da contrasti tonali, che rivelano il filo di un racconto che riporta alla carnalità e alle angosce della vita. La società di oggi, dove la fantasia e la solidarietà sono troppo spesso chiuse in segrete, è nei racconti dei suoi mondi immaginativi che s’intravvedono nelle crespelle pastose che costruiscono guglie di cattedrali: elevazioni dello spirito.
GORAN KOSANOVIC
Avvicinarsi sino a toccarsi, per annullare le distanze mentali, per scoprire che il prossimo siamo noi. Nelle opere di Goran Kosanovic c’è la ricerca dell’amore universale che porta a scoprire i valori dell’uomo, con le sue diversità, le sue culture, ma anche, con le sue sofferenze. La sua speranza è un paese globale fatto di emozioni, dove c’è spazio per i ricordi e i sogni: alcune volte, oggi, dimenticati e mortificati.
La poesia di una torre Eiffel, simbolo di una rivoluzione che ha cambiato la società, che s’inchina a un cuore gonfio di rosso, è ricerca di libertà, d’uguaglianza e di giustizia: sentimenti, ancora, lontani. Il cielo, di ampie pennellate blu, lascia spazio a delle nuvole bianche che pare sorridano all’allegoria di un passionale rosso, chimera dei desideri più profondi dell’uomo. La foga, fatua, di appartenenza identificativa, è nel giallo, esaltato dai cavallini rampanti nello spasmo di un trionfo: una bandiera, per unire nelle illusioni di un unisono grido di vittoria.
DARIA GRAVILINA
Nelle opere di Daria Gravilina c’è un poetico mondo di silenzi, che si manifesta nei mezzi toni contraddistinti da poche note scure. C’è un’aria di calma sospesa che prende forma in racconti di bottiglie geometriche che si riflettono, raddoppiandosi. Sono dialoghi fra l’essere e l’apparire fra il reale e l’apparente che, spiritualmente, trovano il punto d’incontro in una fredda lastra di ghiaccio che ha assorbito le ombre. Le sue bottiglie, diventate sentinelle di emozioni, vengono descritte dai bistri e dai blu, dalle profondità geometriche che raccontano le illusioni della vita, in rapporti d’espressiva armonia. Semplici strutture metalliche seguono andamenti lineari che, solo raramente, piegano in accartocciamenti o lievi contorcimenti che diventano allegoria dell’esistere: dei segni del tempo e degli eventi. Linee verticali demarcano i colori dei territori dell’anima, diventando paesaggi dei ricordi e di climi mai dimenticati. I rossi garanza, in campiture di turgidi petali, virano al bianco lasciando romantiche tracce rosate in un fiore che si apre alla vita.
MARIANGELA BOMBARDIERI
Le opere di Marangela Bombardieri sono, riferite al nostro tempo, ricche di simbolismi, di rimandi ai miti e alle favole. L’artista descrive l’uomo contemporaneo, sempre in bilico con il proprio spirito, in una continua tensione fra l’apparire e l’essere. E’ solo in affollate città dove tutti vanno troppo di fretta. Si ritrova a vivere l’esteriorità come virtù che gli impedisce di ritrovare la spiritualità, la moralità, i valori degli affettivi e quelli della salvaguardia della natura. I frammenti triangolari, in campiture rosse o blu, diventano specchio della società moderna dove le persone hanno come valore superiore l’esteriorità: il desiderio di rubare al tempo la giovinezza per conservarla spasmodicamente. Questo sentimento si manifesta con l’invidia, simboleggiata da una maschera, che, rapace, guarda la giovinezza in fiore, di una fanciulla in posa classica che si innalza dalla gioia vitale di un rosso pastoso.
La pittrice rappresenta, allegoricamente, la deriva dell’uomo che, maschera di se stesso, non riesce ad autotutelarsi: sintetizzando una società di valori futili che ha dimenticato la poesia dello spirito.
CHIARA ANESIN E VERONICA SANPAOLI
Le opere delle artiste Chiara Anesin e Veronica Sanpaoli sono delle narrazioni che, coniugando due personalità, portano a un discorso unico di comunicazione di sensazioni cromatiche e formali, sintesi dell’arte. Le loro memorie del mare prendono posto in spiagge biancheggianti di cartapesta. Si materializzano in conchiglie, purezza e maternità, intere o levigate dal tempo, sino a diventare piccole incastonature di gioiello, che, armonicamente, emergono dalla poltiglia indurita narrando le loro storie, fatte di approdi improvvisi e scuotimenti di forze della natura. Ramificazioni fiorite di bianco virano in sfumature azzurrognole su grevi campiture di marrone monito sulla brevità della vita terrena. Scheletri di foglie continuano a raccontare il loro passato avviandosi ad un nuovo sogno. Intrecci e arrotolamenti compongono poetiche geometrie, che hanno perso il rigore per lasciare spazio alle fantasie di rilievi, che sfuggono alle regole in campiture di armonie chiare esaltate da ombre e sfumature. Superfici martellate, tinte di rosso emergono in bordature e rilevamenti nei ritmi di una consonanza di note musicali.
DENIS GIORDANI: SINED
Sined nome d’arte poetico, Denis al contrario, che sa di orientale come sa di orientale la sua opera con il drago, che scompare lasciando tracce formali in un punto interrogativo, dipinto su una mappa della fantasia.E’ uno sbaffo, un colpo di grosso pennello che prende le sfumature dei marroni e degli ocra per porre mille domande che, troppo spesso, rimangono senza risposta. I pensieri di Sined si affastellano alla ricerca delle ragioni che portano pochi uomini a vivere per il potere, condizionando l’intera umanità. Così le persone ritratte dall’artista, che hanno determinato scelte politiche e sociali condizionanti, diventano comparse di un attimo del tempo e del mondo. Si palesano in ritratti, macchie che racconto i sentimenti e che sono tracce di quel che è stato ma, anche, tao di quel che sarà. I sogni si perdono nei riquadri delle ombre, figure impresse in una mappa, che sono il racconto della rivoluzione che prese avvio nel 1964 nell'università californiana di Berkeley.
SARA DONNINI
Nell’opera di Sara Donnini c’è la tensione e la vita della società d’oggi, sempre in bilico fra la tecnologia estrema e l’umanità della persona che appare sperduta e diventata quasi appendice di macchine che le regolano la vita. L’uomo è alla ricerca di se stesso e dei suoi ricordi conservati in freddi regolari solchi di CD e DVD. Questi emergono dal magma che, avvinghiandoli, imprigiona le memorie di plastica. Sono dischi rotti, sembrano scogliere d’approdo di chi cerca di ritrovarsi, diventati prigione che non lascia spiraglio di speranza alle carcerate memorie. Racconti persi, spezzati come favole dimenticate che non si possono più ricomporre. Le ombre fatte dai cerchi, ricordi della vita, diventano cupe e si raffreddano in colori metallici che pare vogliano portar via la fantasia. Nelle opere di Sara Donnini si ritrova la società frenetica di oggi che, diventa noia e malinconia, si materializzar nei grigi – blu pezzi di rilucenti CD, non più usabili dalla macchina delle meraviglie che li leggeva. Testi di Federica Murgia

 
     
 

Fonte Notizia: Federica Murgia
 

Data: 22/01/2011;      Notizia Letta: 1808 volte.

 
 

 

 
     

 

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