Specchia
- Personaggi illustri
Bernardino Colella (XVI-XVII secolo) grande filosofo e medico pubblicò molte
opere.
Ignazio Balsamo (1543 - 1614) filosofo gesuita insegnò lettere in Francia a
Tour, Tolosa ed Avignone.
Ercole Balsamo (1543-1518), gesuita, insegnante di filosofia e uomo di grande
spiritualità, passò buona parte della sua vita in Francia dove ottenne vasti
consensi anche da parte delle autorità ecclesiastiche.
Attilio Carbone nacque a Specchia il 12 Novembre 1909.
Secondo di 6 figli (unico maschio), proveniva da una famiglia di proprietari
terrieri. La madre Giovanna e il padre Umberto uomo colto e istruito, allevarono
ed educarono i figli in modo esemplare e si prodigarono per avviarli tutti agli
studi.
Attilio, dopo la scuola media, frequentò il liceo classico di Maglie,
conseguendo la maturità con ottimi voti.
Sempre gentile e cortese, chi l’ha conosciuto lo ricorda come persona di animo
nobile, onesto e generoso; disponibile e affidabile con tutti.
Racconta la sorella Ada che fin da piccolo aveva manifestato una grande
predisposizione per il disegno e l’ arte: “d’estate la nostra famiglia si
trasferiva nella casina di campagna tra Specchia e Lucugnano e un anno Attilio,
durante i mesi estivi, disegnò tutti i “pupi” del paese; li costruì da solo con
la creta ed ad uno ad uno li dipinse”.
Dopo la maturità classica si iscrisse alla facoltà di architettura presso
l’Università di Roma e sin dall’inizio i suoi docenti, tra i quali l’illustre
prof. Fasolo, scoprirono il suo talento artistico e ne apprezzarono le doti non
comuni.
Si laureò a soli 25 anni.
Tornato dal servizio militare, verso il 1935 cominciò ad esercitare la
professione tra Lecce, presso lo studio di architettura del cugino Emilio
Tanzarella, e Specchia . A questo periodo appartengono alcuni suoi progetti di
costruzione civili e, soprattutto, funerarie, tra cui la pianta per la tomba
della famiglia Trifone Riso e quella per la famiglia di Aldo Pisanelli (opera
questa non realizzata).
Successivamente, su invito del suo compagno di università e suo collega Baresi,
si trasferì a Gorizia e comincio a lavorare nello studio del padre di quest’ultimo,
anch’egli architetto. Nel frattempo chiese ed ottenne l’insegnamento e fu
assegnato ad una scuola superiore di Cormòns (Gorizia).
Intanto fosche nubi di guerra cominciarono a gravere sull’ Europa .L’incontro di
Monaco del 1938 allontanò, pero, la marcia di un conflitto.
Ma il 22 Maggio 1939, a Berlino, Italia e Germania firmarono il “Patto
d’Acciaio” che vincolava in stretta alleanza i due stati e Mussolini cominciò a
prepararsi per la guerra. Attilio Carbone, allora trentenne, fu richiamato alle
armi.
Una legge allora permetteva, a chi fosse figlio unico e avesse il padre anziano
(era il suo caso), di essere esonerato dall’obbligo di arruolarsi come militare,
ma egli, sempre coerente con i suoi retti principi morali e civili, volle
compiere il suo dovere fino in fondo: lasciò i genitori e le sorelle nella più
grave disperazione e andò a servire la patria.
Quando il 1° settembre Hitler invase la Polonia, l’Italia, vincolata
dall’alleanza con la Germania, fu costretta a inviare in Libia, territorio
dell’asse, delle truppe che presidiassero il territorio da eventuali attacchi
inglesi dal Mediterraneo e dall’Egitto, che nel ’39 era sotto occupazione
britannica.
Attilio Carbone, assegnato al reparto 158° Fanteria “Liguria”, come comandante
di una sezione della batteria di Accompagnamento Reggimentale, fu inviato in
Cirenaica, regione della Libia, ed esattamente a Bardia, ai confini
dell’Egitto,dove morì in seguito a un grave ferimento sul campo di battaglia.
(tratto da “Addio Novecento” – edizioni dell’iride)