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''SOGNO DI UNA NOTTE DI…''

 III edizione della Rassegna Europea del Cortometraggio e del Documentario ''A corto di idee – REC/D''

 

Clicca per ingrandireLa 3^ edizione della Rassegna Europea del Cortometraggio e del Documentario “A corto di idee – REC/D”, si è tenuta a Specchia (Lecce) nelle sale del Castello Protonobilissimo, il 2 e 3 Gennaio 2010.
L’Associazione “Piccolo Teatro Spontaneo Specchiese “La Ribalta” ha avuto la preziosa collaborazione del “Il Forum dei Giovani” di Specchia.
Il tema scelto ha voluto indagare il sogno: la parte più intima di ciascuna persona. Le proposte dei filmacher sono state veramente interessanti sia per le idee, che per regia, immagini, dialoghi e musiche.
Con questi film, gli autori, l’hanno analizzato, come fuga dalla realtà, come non accettazione delle sofferenze del vivere, come rifugio mentale, come solitudine, come amore per sempre, segnato da mille sogni conservati in ritratti dell’animo.
E’ l’immaginazione inconscia che si cala nei profumi, nei ricordi, nelle sensazioni, per vivere la paura o la felicità: per esistere e far esistere l’uomo secondo desideri o angosce.
Il sogno diventa rifugio d’amore non dimenticato.
E’ nel dramma delle morti bianche che si affaccia la ricorrenza del compleanno di una madre che non c’è più. Il rifugio della figlia è negli incontri, immaginari e struggenti, con lei: una tristezza nel ricordo di chi è andata via a causa di una macchina inscatolatrice di pomodori pelati.
La mancanza si fa fuga intensa, non solo sognata, nel film “Due di tre”. Una foto diventa un limite invalicabile di un amore paterno che non riesce ad occupare il vuoto lasciato dalla madre.
Ecco che la vita diventa “Un giro di giostra” e i frammenti, di foto strappate, si ricompongono nei ricordi e nei tormenti. Il probabile s’intreccia con l’impossibile e la denuncia dell’intima sofferenza e del male di vivere diventa guerra quotidiana tra Io ed Es.
Sette mesi dopo la furia distruttiva del terremoto, il sogno diventa vuoto, un’affannosa ricerca di qualcosa per esorcizzare le paure, che nella notte sono più intense. I protagonisti camminano nelle strade deserte e si perdono in discorsi inutili. Nel silenzio s’imbattono in un bar e l’oblio lo trovano in un bicchiere di vino, nello stordimento.
Immagini perfette sorridono dalle riviste, dagli schermi della televisione suggerendola superficialità, la mancanza di valori che lasciano spazio alla solitudine: compagna di molti giovani che rincorrendo l’apparire rinunciano all’essere. L’imperativo è quello d’essere riconosciuti come il modello proposto dai mass media. E’ così che Astrid combatte la sua battaglia quotidiana con la bilancia. E’ eterea, perde le forze ma il cibo è il nemico che le aggredisce il corpo vissuto come altro: l’annullamento di se stessa sembra il fine ultimo.
L’isolamento crea delle storture della psiche e porta l’uomo a crearsi una propaggine meccanica per non essere solo.
Ci si è proprio persi in questa società troppo veloce! Si riesce, purtroppo troppo frequentemente, a comunicare solo tramite computer: una nicchia di sicurezza interiore per chi ha paura del fuori. Nella richiesta d’aiuto alla macchina, come appendice vitale, è la paura, la solitudine assoluta, l’incubo di follia e di morte: disperazione esistenziale di chi ha solo di una tastiera per dire “ ci sono”. E’ così che prendono vita le ombre di un animo che trova nella città il deserto: vi vivono in tanti… ma si è soli. Ci sono le maschere nere, sono ombre che interagiscono mentalmente con il protagonista accompagnandolo nella fuga da un mondo vuoto. Il paesaggio d’antiche, abbandonate, miniere, i panorami mozzafiato, la distruzione dei luoghi e l’autodistruzione del protagonista lasciano, per il tempo di un attimo, un disegno approssimato sulla sabbia che il vento cancellerà: tutto si distrugge. Le ombre si moltiplicano sino a rimanere da sole: requiem per l’uomo.
Una sensazione che si avverte anche nella descrizione del desiderio di un recupero della natura, purtroppo non rispettata: la desolazione che ci fa avvertire un soffocante nauseabondo odore di rifiuti, di fumo d’incendi che denunciano il banchetto dei dissoluti consumi, di una comunità che ha perso il senso della misura. Il mare morente, sporco, urla con le onde che s'infrangono. La sirena, che lancia un allarme per le coscienze, che non vogliono sentire e che si sono addormentate nell’opulenza senza responsabilità, non riesce a far vergognare chi non rispetta la sua casa: la terra. Non fanno più paura le mani sporche dell’ingiustizia e dell’egoismo di chi non vuole rinunciare al banchetto.
Il tema assegnato ha agevolato gli autori che hanno trovato spunti nelle virtù, nei vizi e nelle debolezze del genere umano: non risparmiando nessun ambito.
L’aridità del cuore umano si presenta nel sogno di pace e con un bimbo che non capisce o non vuole capire la guerra. Le divisioni, l’odio, le violenze, non giustificabili alle donne madri procreatrici, i razzismi, anche tra fratelli diventati carne umana, sono insopportabili ossa da scarnificare in nome d’ideologie e divisioni. E’ nel sogno della pace che arriva la morte.
Guardarsi indietro è ritrovarsi a ricordare. “Vivere per raccontarla” è fare un bilancio di un’avventura di vita travagliata che viene narrata, in modo sconnesso, da chi ha perso la lucidità ma sente ancora le cicatrici doloranti. La povertà e l’esclusione fanno ancora male a chi ha vissuto in una società cieca, sorda e muta: non capace di soccorrere chi soffre.
Una corsa in chiesa, una preghiera fatta da chi non crede, la richiesta a Dio di un baratto fra la vita dell’amatissimo cane, portato a far la passeggiata e quella del padre infartuato. E’ il drammatico sogno di una ragazza, che colpevolizza la madre per la sua assenza, non solo fisica, denunciando la mancanza di dialogo e la solitudine all’interno della famiglia.
E’ l’incomunicabilità che crea mondi mentali e giustificazioni che pretendono che i sogni siano realtà. Sono le ombre dei silenzi delle cose non dette che in una coppia determinano la fuga del fidanzato che non riesce a concepire il sogno di un figlio da parte di lei.
E’ la solitudine che porta un bimbo malinconico ad un ricatto d’affetto per dimostrare agli amici il proprio valore: una richiesta d’amore per poter avvertire l’amore.
La simbologia si manifesta nella fioritura che si esaurisce in una notte ed è l’andare incontro alla morte. Le foglie morte ricordano che il tempo è passato. I gesti si ripetono automaticamente, ma le allucinazioni prendono forma creando inquietudini interiori e paure sottili che allontanano dal reale gli anziani. La routine e l’alienazione si perdono nel sogno, che diventa vita reale nella follia dell’attesa di una visita: nel buio della mente la speranza di un attimo.
Nei palazzi, tombe della comunicazione, la solitudine assale sino alla ricerca della morte, fuga dall’esistere che riporta all’amore, alla pace, alla felicità.
Ritrovarsi in paradiso, fuori della realtà, dalla mancanza di libertà, dalle angosce del sospetto e dalle incomprensioni: sangue che sgorga, simbolicamente, da un’arancia rossa spremuta.
La routine delle cose ripetute, seguendo un programma preciso, i rumori, i climi cupi dell’isolamento, danno consistenza ad angosce accettate. La rassegnazione agli eventi è nel lancio di una monetina che narra della sorte non favorevole. La paura della barbarie della sedia elettrica è esorcizzata nell’incubo. Il sogno di libertà continua ad essere cancellato, non solo dal quaderno.
La notte diventa tempo di fantasia. E’ così che una favola, un po’ matta, viene fatta vivere nei rumori narrati come poesia malinconica: come nostalgia.
Nei colori del semaforo è il racconto di una delicatissima e dolce allegoria. Esperienze sensoriali umane si avvertono nella fuga notturna dei verdi, dei rossi e degli arancioni che si ritrovano in un metallico, rumoroso, treno, è il sogno di libertà dal buio delle oppressioni. La salvezza è in cielo, nella natura: festa dai mille colori.
I presagi di gioia interrotti da un incidente. Un video è il racconto dell’agitazione di un padre al figlio che deve ancora nascere: tenero messaggio d’amore registrato. E’ un dono, inconsapevole di vita e di gioia, di un padre non conosciuto, al bimbo.
L’esitazione nella partenza turba l’animo e si manifesta con una dolorosa sensazione. L’animo s’immalinconisce nello struggimento del saluto alla città amata: le panchine sono vuote ma conservano il messaggio di nostalgia.
Un mondo unito e senza divisioni legate ai colori della pelle o ai costumi, il superamento delle barriere mentali, che si attua con la conoscenza della civiltà e delle culture delle persone, è raccontato con chiarezza. La comunione e la comprensione fra gli uomini, di paesi diversi, sono possibili nella tolleranza e nella solidarietà.
Molto interessanti mi sono sembrati i cortometraggi realizzati dalle scuole i cui alunni meritano un complimento sia per i temi affrontati, di grande attualità, che per aver dimostrato soluzioni semplici ma efficaci nell’esaminare le debolezze umane.
“L’energia del mondo” parte dall’analisi dello sfruttamento dissennato delle risorse della terra e delle guerre per averle. Le sequenze ci danno immagini d’inquinamento, di rifiuti che, soprattutto nei paesi civilizzati, creano gravi problemi di smaltimento e igienici sanitari. La terra si avvia ad essere una pattumiera ammorbata da miasmi dove la vita sarà molto dura.
Il problema degli incendi viene descritto in “Una giornata di fuoco” che ha messo in pericolo tantissime persone costrette alla fuga. Questo corto diventa un monito e invita a porre maggiore attenzione per la natura: casa dell’uomo.
L’anonimato dato da metaforiche maschere porta a gesti terribili di bullismo e d’emarginazione nei confronti del più debole. C’è chi soffre ma nessuno vede mentre la solitudine disperata e la tristezza s’impadroniscono del perseguitato. Basta un gesto per porre fine a tutto questo, un gesto di una che ha il coraggio di togliere la maschera e di far interrompere le persecuzioni sconsiderate. Le maschere cadono e rimangono fragili ragazzi diventati un gruppo d’amici: una classe.
Il “Soffio” di un sogno, ritmo di una musica che scandisce il tempo di tutte le azioni che compie il protagonista, porta alla scuola e alla riscoperta dell’amicizia dell’amore.
“La scelta di Sara” è il desiderio di fuggire lontana dalle ansie. E’ sentirsi triste e sempre più sola con i propri sogni, di ribellione e di fuga, è rifugiarsi lontana da tutti e morire di trasgressione. In “Rubami il cielo” è il sogno di pace che si materializza in un gioco di ricomposizione dell’armonia.
“Strade”, scelte di vita che segnano il futuro dei giovani che spesso si ritrovano in situazioni senza via d’uscita, dove la vendita di droga e la morte per essa sono violenza quotidiana di chi ha fatto scelte sbagliate. L’adolescenza dei sogni in “Sugar” è tristissima realtà. Rifiutare consigli e credere nel ragazzo di cui si è innamorata, dare ascolto un sogno che porterà alla scoperta dell’amore predatorio, violento e imposto: la violenza alle donne continua ad essere una d’attualità.
Drammi umani superati dalla generosità d’animo dove salvare l’altro è salvare il proprio figlio, che non c’è più: “La corsa della vita” continua nell’amore.
Poetico e di una tenerezza struggente ho trovato “La boum”. L’organizzazione di una festa coinvolge i ragazzi in acquisti e preparativi. La serata con ballo, però, diventa un momento di tristezza e solitudine per una ragazza disabile. Questo corto con molta delicatezza denuncia il problema dell’integrazione che può attuarsi solo con amore e sensibilità. La superficialità, l’indifferenza nei confronti del più debole che soffre che ha coscienza di se stesso viene affrontata con un gesto d’affetto: un ballo per superare le barriere e donare la felicità.
Ancora una volta gli organizzatori della manifestazione ci hanno dato bellissime emozioni. Nella scelta, nonostante le difficoltà, di continuare con la III RASSEGNA EUROPEA DEL CORTOMETRAGGIO E DEL DOCUMENTARIO 
“A CORTO DI IDEE” hanno dimostrato capacità organizzative non indifferenti. Nella speranza che questa manifestazione possa continuare ancora per molti anni… buon lavoro ragazzi e complimenti.

 
Data: 01/05/2010; Notizia Letta: 1319 volte
Fonte Notizia: Federica Murgia

 

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