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LA PAURA DEI SINDACI: «SONO ANCORA TROPPI I RUBINETTI A SECCO»

 Nell’incontro con i vertici dell'Acquedotto Pugliese, interviene anche in sindaco di Specchia Antonio LIA

 

Clicca per ingrandireRingraziano per l'occasione e non la sprecano, i sindaci dei comuni salentini invitati a discutere con i vertici dell'Acquedotto Pugliese. Di fronte al presidente Petrella si sgrana il rosario dei problemi, delle tante frazioni o spicchi di città coi rubinetti a secco, degli amministratori terrorizzati per la fuga dei turisti dal Salento assetato.

Apre le danze il decano, Antonio Lia, sindaco di Specchia e presidente dell'Ato Puglia. «L'acquedotto pugliese è cambiato e questo incontro ne è la prova - afferma - ma devono cambiare anche i fatti: meno sprechi, meno opere pubbliche costose e inutili e più attenzione alle soluzioni semplici e ai tecnici locali. Tanti problemi del Sud Salento, per esempio, si risolverebbero semplicemente aprendo cinque o sei pozzi che erano aperti fino a pochi anni fa».

I comuni del Sud Salento occupano anche l'intervento di Alberto Maritati, che chiede a Petrella un impegno straordinario per riequilibrare quei 260 litri di acqua a testa che consuma ogni salentino «ma che oggi - afferma il senatore - sono distribuiti in maniera iniqua». La crisi idrica, insomma, nel territorio c'è, anche a causa degli impianti. «Noi rischiamo ogni giorno che i rubinetti rimangano a secco - dice Luigi Bruno, sindaco di Castrì - perché le strutture sono vecchie, fatiscenti, arrugginite».

I depuratori? Possono essere croce e delizia, a sentire il presidente della commissione provinciale ambiente, Nicolino Sticchi, e il vicesindaco di Melendugno, Luigi De Gaetani. Secondo il primo, molti dei problemi si risolvono puntando sulla depurazione delle acque reflue, che consente di risparmiare preziosa acqua potabile ora destinata all'agricoltura. Anche De Gaetani crede nei depuratori, tanto che il Comune di Melendugno sborsa 200mila euro l'anno per farne funzionare due, la cui gestione spetterebbe invece all'Acquedotto. «E ciò nonostante - lamenta il vicesindaco - la crisi idrica dura da tre anni e danneggia specialmente il turismo di San Foca e Torre dell'Orso, dove i turisti scappano perché rimangono senz'acqua».

A rimanere coi rubinetti a secco, insomma, sono soprattutto le frazioni. «Succede spesso a Specchia Gallone - dice Ettore Caroppo, sindaco di Minervino - e devo ringraziare la disponibilità dell'ingegner Tarquinio se riusciamo a tappare le falle». Paradossale, infine, la situazione di Serrano, frazione di Carpignano. «L'impianto che viene chiamato di Borgagne - spiega il sindaco Cosimo Marrocco - in realtà sorge nel territorio di Serrano: eppure questa parte di territorio è a secco. Va bene la solidarietà, ma non rimanere senz'acqua».d.l.

 
Data: 07/05/2006; Notizia Letta: 1356 volte
Fonte Notizia: Gazzetta del Mezzogiorno

 

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