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EMERGENZA ACQUA NEL SUD SALENTO

 Incontro dei sindaci promosso dal presidente della Provincia, Giovanni Pellegrino, e dal presidente dell'Ato di Puglia e sindaco di Specchia, Antonio Lia

 

Clicca per ingrandireAssenti all'incontro i rappresentanti dell'Aqp e della Regione. La lunga lista delle opere da realizzare.

Il Salento della sete bussa al Prefetto

Pellegrino: «Qui occorrono fatti concreti». Pisanò minaccia di rivolgersi alla Procura

Emergenza idrica, in vista un vertice in prefettura. Il presidente della Provincia di Lecce, Giovanni Pellegrino, ed il presidente dell'Ato di Puglia, Antonio Lia, chiedono al prefetto di Lecce, Gianfranco Casilli, di convocare un incontro con il commissario all'emergenza idrica, Nichi Vendola, l'assessore regionale alle Infrastrutture, Onofrio Introna, l'amministratore delegato dell'Acquedotto pugliese, Renato Scognamillo, i presidenti delle sei province ed un delegato dell'Anci.

Sulla sete nel Salento, finora, si è proceduto in ordine sparso. Da una parte, i Comuni che protestano, dall'altra la società Acquedotto pugliese che programma e progetta, poi la Regione dalla quale dipendono i finanziamenti per le opere. Un piccolo esempio del coordinamento che manca è stata l'assenza, all'incontro di ieri alla Provincia, sia di esponenti regionali sia dei tecnici dell'Acquedotto.

A questa carenza si vuole ora rispondere chiedendo al prefetto, quindi al rappresentante del governo, di svolgere il ruolo di raccordo che enti locali e poteri regionali non riescono ad assicurare. L'emergenza è dovuta a tre cause: le reti fatiscenti (con 35 milioni di metri cubi d'acqua che si perdono), la sottrazione e i furti di acqua che impoveriscono il gestore (che ancora non riesce a svolgere una seria azione di contrasto) e l'assenza di alcune infrastrutture da anni considerate indispensabili (la condotta del Sinni, il potenziamento degli impianti di sollevamento e la gestione coordinata ed efficiente dei serbatoi di accumulo).

Di questo si è parlato anche ieri. Dice il presidente Pellegrino: «L'emergenza è come una palla al piede. Un territorio che punta a migliorare i propri servizi non può restare bloccato. Va trovata una soluzione al più presto - taglia corto -. Occorrono interventi oltre la semplice manutenzione».

Ancor più esplicito il presidente dell'Ato, Lia. «Servono soldi. Eliminiamo i dissalatori di Bari, di Brindisi e di Galeso, in modo da recuperare 165 milioni di euro. La somma potrà essere investita per eseguire una serie di lavori». Ecco, in sintesi, le sue proposte. Innanzittutto, bisogna avviare il recupero delle perdite fino a 500 litri al secondo. Va poi realizzato un potabilizzatore in agro di Statte il cui costo ammonta a 40 milioni di euro. Va costruito un dissalatore nei pressi del Chidro, un piccolo fiume tra le province di Lecce e Taranto, per una disponibilità di circa seicento litri al secondo. Tempo previsto 18 mesi. Riguardo l'acquedotto del Sinni, sono stati redatti i progetti definitivi. L'importo dell'intervento è di 76 milioni e 600mila euro. Ma non solo, va potenziata pure la condotta premente Seclì-San Eleuterio, per una spesa di dieci milioni. Ed altri quaranta dovrebbero essere investiti per il potabilizzatore di San Paolo, a Nord di Porto Cesareo.

Ma cosa ne pensa l'Acquedotto pugliese? Solo il vertice della società può assumere impegni, e ieri nessuno degli uomini di gestione era presente. L'impossibilità di un confronto ha alimentato malumori tra i sindaci, soprattutto tra coloro che devono fronteggiare situazioni pesanti. Sostiene Luigi Guidano, sindaco di Taurisano, uno dei centri più colpiti: «Abbiamo bisogno di impegni veri. Mi rendo conto che Lia con l'Ato fa quello che può, ma i suoi poteri sono limitati. Per questo è indispensabile incontrare la società, e farlo nel Salento perché questa crisi esiste solo da noi». Sul bisogno di trasparenza nella gestione dell'Acquedotto pugliese ha invece insistito l'assessore all'Ambiente del Comune di Lecce, Eugenio Pisanò.

In particolare, Pisanò ha lamentato che la società, malgrado le entrate inserite nelle bollette di pagamento per gli interventi di sanificazione e disinfestazione, si è sempre rifiutata di rendicontare le spese degli interventi. «Noi - sottolinea - dobbiamo affrontare i problemi delle blatte e l'acquedotto incassa dai cittadini utenti». L'assessore leccese ha attaccato aspramente l'Acquedotto anche sulle condizioni del servizio a Santa Rosa e alla 167. «Non parliamo poi delle marine», ha chiosato. Pisanò ha minacciato di rivolgersi alla Procura per far valere le sue ragioni.

 
Data: 13/07/2006; Notizia Letta: 1243 volte
Fonte Notizia: Davide Stasi (Gazzetta del Mezzogiorno)

 

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