Ovviamente ci si riferisce al castello che ha subito un riporto a vista delle facciate indegno del più dilettantistico piano del colore; alla Chiesa Madre che, dopo l’affronto novecentesco, ha subito oltraggi imperdonabili con il rifacimento del colore delle volte che ha fatto perdere lo slancio che un tempo esse imitavano (vedi foto), appiattendo la navata principale, dando un senso quasi di soffocamento, grazie alla brillante idea di riprendere il colore delle greche del pavimento; infine (e non in ordine di importanza), il coronamento dell’opera è rappresentato dall’inserimento di sculture (ambone e trono) prive di qualsivoglia filo conduttore con un edificio antico e più adatte alle aiuole della villa comunale! E cosa ancor più grave è che, dopo i fiumi di danaro pubblico e privato spesi per tali incredibili opere, non sia stati realizzati saggi archeologici, indagini e ricerche sulle strutture murarie per dare un senso a tutto lo scempio compiuto: la Chiesa Madre continua a mantenere celata sotto la pavimentazione la sua cripta, il Castello nasconde sulle sue mura la sua origine ben più antica, il borgo  occulta sotto le sue fondamenta secoli di storia, la Chiesa di San Francesco eclissa i suoi splendidi affreschi sotto calce e colore acrilico.

Aveva ragione il De Giorgi quando, in visita a Specchia rivolgendosi agli abitanti moderni, diceva: “Così pensassero invece a conservare le poche reliquie architettoniche e pittoriche dei secoli XV e XVI che tuttora si vedono e contro le quali si va facendo una guerra feroce dai padri della patria. … O voi che avete sacro amore per l’arte e per la Terra d’Otranto impedite ai moderni ostrogoti specchiesi  che distruggano questa reliquia di pitture del cinquecento, la sola che resti in questo paese, e non siate complici di tanta noncuranza e di tanto disprezzo ai patrii monumenti!”

Ma andiamo oltre!

Riprendendo le mappe a disposizione, possiamo vedere il collocamento originario del secondo avamposto difensivo di Specchia che appariva posizionato esattamente all’imbocco dell’attuale via Roma, in perfetto allineamento prospettico con l’asse viario che conduceva alle serre; probabilmente anche il torrione de castello, addossato al mastio e in posizione sporgente rispetto al prospetto dell’edificio, seguiva lo stesso principio di massima visibilità e controllo, divenendo il cardine di condizionamento di tutto il tessuto urbano attiguo, provocando uno sviluppo radiale degli isolati circostanti.  Nella piantina in basso è possibile notare come le linee di fuga che partono dal torrione  raggiungano senza ostacoli le visuali più lontane, superando gli sbalzi di altitudine di via Plebiscito, via Madonna del Passo e della stessa collina sul cui vertice sorge il castello.

Figura 23: Linee visive di fuga del torrione del castello

Prendendo in analisi la mappa del 1946,  può essere facilmente individuato il collocamento dell’antica struttura  che appare contrassegnata dalla freccia in rosso e dal punto nella cartografia più recente: la sua posizione permetteva il facile controllo dello slargo situato di fronte ad una delle porte d’ingresso alla città e permetteva anche il rafforzamento di quella zona del circuito murario che era più esposto all’attacco di nemici. Non è chiaro se l’isolato composto da abitazione che si addossano a palazzo Ripa sia nato sul fossato e sul limite delle mura o se fosse parte integrante dell’agglomerato urbano protetto dalla cinta fortificata; tuttavia, l’attuale piazzetta Sant’Oronzo doveva essere già delimitata chiaramente dalle attuali cortine di edifici che replicavano, in scala ridotta, la stessa successione di spazi aperto-chiuso-aperto che veniva rappresentata con magnificenza nella piazza principale. Anche la tipologia di strutture che vi prospettavano era la stessa (mura-porta-piazza-fortilizio-chiesa), assumendo quasi a paradigma le connotazioni congenite del nucleo urbano originario e riproponendo il modello tante volte usato in tutto il Salento, dove la piazza ha una connotazione ecclesiastico-feudale a causa della contemporanea presenza della chiesa principale e del palazzo baronale o del castello.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Figura 24: Mappa del 1946                                                Figura 25: Mappa attuale

 

L’aspetto del fortino non doveva essere dissimile dal resto delle torri presenti in situ a Specchia: probabilmente si trattava di una struttura a due piani, scarpata e coronata da beccatelli; forse era più massiccia delle altre, dovendo ricoprire funzioni di avvistamento e di difesa passiva e attiva. Se osservassimo edifici simili tuttora esistenti in paesi limitrofi al nostro, potremmo avere un’idea concreta della foggia del forte e trovare una profonda somiglianza con quello visibile nel quadro del Catalano (qui accanto). A Tutino si trova un esempio incredibile di struttura difensiva del cinquecento che riassume i canoni militari del periodo: il castello fu costruito su una preesistente struttura normanno-sveva ed è caratterizzato dalla presenza di un fossato, da una cinta muraria alta circa sei metri e spessa quasi due e da torri scarpate e con coronamento; i beccatelli sono del tutto identici a quelli delle torri superstiti di Specchia, ma anche simili a quelli di altri castelli del Salento. A Giuliano è visibile lo splendido castello feudale del Cinquecento che ha mantenuto il suo impianto originario, caratterizzato da torri sporgenti e libere su tre lati, cortine, poderosi bastioni verticali e difese piombanti.  

Confrontando le immagini relative alle torre inglobate in costruzioni postume nella parte di levante del centro storico di Specchia, è evidente la similitudine della tipologia costruttiva che denuncia una ben chiara idea, da parte dei costruttori, di adottare tutti i sani principi di difesa e di attacco atti a garantire la protezione di un nucleo abitativo soggetto ad attacchi e scorrerie. L’esigenza offensiva-difensiva spesso andava di pari passo con quella economico-commerciale e di controllo di importanti assi viari, come nel caso di Specchia che esercitava il presidio sulla viabilità grazie al suo “grandioso blocco quadrilatero posto a guardia della sottostante vallata dove scorreva l’arteria principale per Leuca”.

Figura 26: Castello di Giuliano           

Se a prima vista nel nostro paese non sono rimaste grosse evidenze dei suddetti apparati difensivi, a ben vedere ci sono chiari indizi che ne testimoniano la loro esistenza e successiva alterazione; sparsi per il centro storico si notano segni che contribuiscono sia a delineare la conformazione del borgo medievale e sia a tratteggiarne le sue trasformazioni nei secoli a seguito di guerre, distruzioni o banali modifiche dettate da necessità in linea con più moderne esigenze.  

 

 

 

Figura 27: Castello di Tutino       

A questo proposito, se lo studio dei processi evolutivo-urbanistici di Specchia è lo strumento principe attraverso cui comprenderne lo sviluppo monumentale ed ipotizzarne le tappe di espansione, con un po’ di pazienza si possono documentare piccole tracce che consentono di supporne i tratti architettonici distintivi.

La tecnica dell’“archeologia globale” o “archeologia della complessità”, cioè il considerare (come ha fatto ad esempio il Prof. Penna) l’intero spazio come oggetto di studio e nel prendere in esame le variabili locali che possono aver generato determinati tipi di fenomeni architettonici o urbanistici, permette nel nostro caso di elencare non pochi elementi rintracciabili nei “particolari” edilizi del tessuto urbano storico specchiese.  

 

Figura 28: Toro marcapiano del transetto della Chiesa Madre

Ecco che, seguendo tali principi di osservazione, si possono scorgere: torri appartenute alla cinta muraria cinquecentesca, residui delle porte di ingresso, tori marcapiani di cortine, residui di mura scarpate, coronamenti militari di strutture difensive. Inoltre, sottoponendo ad un’analisi architettonica i singoli monumenti del centro storico, vengono fuori straordinari indizi che, pur essendo sotto gli occhi di tutti, sono rimasti negli anni assolutamente ignorati poiché occultati da secoli di storia e di rielaborazioni. Se dovessimo fare un paragone, tra i centri che hanno conservato immutata la loro conformazione medievale e Specchia,  potremmo dire che paesi come Tutino e Giuiano hanno cristallizzato il loro aspetto a causa di un mancato sviluppo architettonico-urbanistico che non si è manifestato con il rimaneggiamento continuo di chiese, palazzi e castelli.la torre  In altre situazione, come ad esempio ad Alessano, Presicce, Ugento e la nostra Specchia, la fortuna economica, nobiliare, religiosa o militare  ha comportato il totale stravolgimento dei loro tratti distintivi che si sono modificati in modalità espressive più moderne o più conformate a certe nuove necessità che hanno però reso irriconoscibile e quasi illeggibile la trama di un passato abbastanza lontano e poco documentato; insieme alla forma si sono modificate anche le caratteristiche funzionali dei luoghi che hanno perso progressivamente la loro fisionomia e cancellato le tracce della loro dinamica costruttiva ed  insediativa.

 

Figura 29: Torre medievale    

Ecco allora che la riscoperta della storia e dell’evoluzione degli stanziamenti alto e basso medievali  può passare solo attraverso l’“archeologia urbana” che si occupa di spiegare la storia di un luogo nel lungo periodo e le trasformazioni avvenute nell’uso del territorio durante i secoli.

 

 

 

 

Figura 30:  Scarpatura delle mura

Le ricerche spesso vengono condotte con interventi non programmati, in occasione di lavori pubblici e privati, che comportano escavazioni e che possono rappresentare il momento ideale per compiere indagini utili a ritrovare elementi preziosi che contribuiscono, anche randomicamente, a ricostruire il percorso evolutivo di un centro. Unico esempio in tal senso nel Salento è Muro Leccese dove, in occasione di interventi urbanistici di ammodernamento o riqualificazione (condotte di gas, acqua, luce, rifacimenti di basolati, di cortili, ristrutturazioni di case antiche, ecc…), sono stati approntanti saggi di scavo transitori che hanno avuto straordinaria fortuna poiché hanno contribuito non poco a ricostruire l’aspetto dell’antica Terra del paese e valorizzare lo splendido museo cittadino ricchissimo di reperti.

 

 

Figura 31: Coronamento a dentelli in via Gonzaga

Purtroppo Specchia ha perso l’occasione di fare qualcosa di simile quando ha sottoposto ad un completo machiage tutto il centro storico e quando sono stati effettuati i restauri ed il consolidamento di tutti i principali monumenti cittadini che, però, non sono stati interessati da nessun piano di scavo archeologico o di una qualche forma di campionatura che riguardasse le strutture murarie, le fondamenta, le opere scultoree e lapidee presenti nella zona; si è badato solo a “rinfrescare” e ripulire dalla crosta prodotta dal tempo i vicoli, le case, le facciate, i muri, i selciati, le chiese, in maniera tale da rendere gradevole ed appetibile il paese alle orde di turisti che invadono il Salento  durante l’estate.

Davvero un peccato, poiché quello che ci si ostina a non capire è che la gente che viene nel nostro territorio non va solo in cerca di mare, di sole e di vento  ma di tranquillità, di armonia, di autenticità, di respiro  e di storia che i nostri luoghi hanno la fortuna di possedere grazie ad una sapiente opera di condivisione tra uomo e natura, costruita nei secoli e rappresentata benissimo dalle nostre pietre.

Entrare in una chiesa e vedere accatastate in un angolo antiche statue di santi, lapidi rinascimentali e lampadari o passeggiare per le vie di un borgo non dissimili da certi angoli di villaggi vacanza non rende per niente giustizia a dei luoghi che dovrebbero trasmettere l’orgoglio e l’amore per la propria terra. Forse, aveva ragione il De Giorgi quando, invocando l’aiuto degli amanti dell’arte e della Terra d’Otranto, chiedeva di  impedire ai “moderni ostrogoti specchiesi”  di distruggere le loro reliquie del passato.

 

 

Massimo Rimini

 

Bibliografia:

-          Specchia e la chiesa di S. Eufemia – Schena editiore, Antonio Penna.

-          Castelli, torri ed opere fortificate di Puglia – Adda Editore, Raffaele De Vita.

-          La Provincia di Lecce – Bozzetti di viaggio – Congedo Editore, Cosimo De Giorgi.

-          Insediamenti del Salento dall’antichità all’età moderna – Marco Congedo Editore, Vincenzo Cazzato e Marcello Guaitoli.

-          Nuclei urbani di Puglia – Adda Editore, Luigi Mongiello.

-          Copertino e Sternatia, Studio di due borghi in Età Medievale – Tesi di Laure di Ileana Alemanno.

-          Guida ai Castelli Pugliesi – Mario Congedo Editore, Mario Cazzato.

-          Guida di Leuca  – Mario Congedo Editore, Antonio Caloro.

-          Alla scoperta di una terra medievale -  Mario Congedo Editore, Paul Arthur e Brunella Bruno.

-          Medianum, ricerche archeologiche nei comuni di Miggiano, Montesano Salentino e Specchia – Edizioni dell’Iride, Marco Cavalera.

-          Il Notaio e la pandetta – Congedo Editore, Mario Cazzato.

-          Storia del Salento - Mario Congedo Editore, Luigi Carducci.

-          La chiesa di Santa Fumia di Specchia e il culto di Santa Eufemia nel basso Salento, Salvatore Fiori - atti del XXV Convegno di ricerche Templari a cura della L.A.R.T.I..

-          Santa Eufemia, la Santa venerata dai templari, B. Capone, 2005.

-          Tricase per mano - Gestione Media Editrice s.r.l (2002) - Oronzo Russo e Giovanni Nuzzo

-          Puglia Preromanica, a cura di G. Bertelli, con contributi di G. Bertelli e M. Falla Castelfranchi, Milano 2004.

-          Alle sorgenti del Romanico. Puglia XI secolo, P. Belli D’Elia, Bari 1975.

-          Relazione Specchia Destinazione Rurale Emergente Progetto Comunitario Eden 2007, Maurizio Giuseppe Antonazzo.

-          Destinazione europea di eccellenza 2007 Migliore destinazione rurale emergente -  Comune di Specchia.

-          Un limes bizantino nel Salento? La frontiera bizantino-longobarda nella Puglia meridionale. Realtà e mito del limitone dei greci"- Giovanni Stranieri.

-          Il castello di Morciano, Carmelo Sigliuzzo.

-          Apigliano - Un villaggio bizantino e medioevale in Terra d’Otranto, l’ambiente, il villaggio, la popolazione - Arti grafiche Panico Galatina, Paul Arthur e Brunella Bruno.

 

Sitografia:

-          www.tesori.galcapodileuca.it -  Architettura militare.

-          www.cucurachi.com - Bisanzio baluardo d'occidente. Il Salento è nuovamente "grecizzato".

-          www.solagentis.it - La chiesa Bizantina di Santa Eufemia a Specchia.

-          www.commendasangiovannibattista.it – I templari nel Salento.

-          www.japigia.com – Otranto: San Nicola di Casole.

-          www.archeoclubportobadisco.it – La Chiesa di Santa Maria degli Angeli, località Pozzomauro, Presicce.

-          www.spigolaturesalentine.wordpress.com - Da Specla Presbiterorum a Specchia, Cesare Paperini.

-          www.cesn.it – Il patrimonio architettonico.