Imago urbis:  l’immagine di un centro medievale del Salento

Oggi delle antiche mura di Specchia non rimane praticamente nulla; non ci sono tratti superstiti né evidenze archeologiche che possano riproporre una visione delle antiche opere di fortificazione erette per difendersi da invasori e pirati e sono pochissimi i frammenti scampati e inglobati in costruzioni successive.

Le cosiddette “Mura di Levante” sono  localizzate nella parte più scoscesa dell’altura e  coprono quasi per la metà  il salto di altitudine tra la vetta della collina e la pianura sottostante, delimitando il centro con una scenografica serie di archi e scalinate singole o a doppia rampa. In realtà, l’imponente struttura nacque nella seconda metà dell’Ottocento con scopi tutt’altro che difensivi: si trattava di un pregevole tentativo di porre rimedio alla precaria situazione statica ed estetica di quella parte della collina che si presentava piena di rocce scoscese e di scalinate di arrampicata estremamente pericolose.

Figura 1: Mura di Levante

Di tutto il resto dell’impianto difensivo non è scampato quasi nulla: delle quattro porte che permettevano l’accesso alla città  rimane solo una protuberanza ai piedi del mastio di palazzo Ripa; delle numerose torri che rafforzavano il circuito murario ne rimangono due nella parte di Levante, inglobate in costruzioni private; dei capisaldi di difesa ne rimane solo uno, il castello, poiché il fortino esistente all’imbocco  di via Roma fu demolito nel 1952 per allargare la piazza del mercato; dei fossati che circondavano il castello e i 3/4 del perimetro murario non rimane traccia.

Non ci sarebbero quindi, allo stato attuale delle conoscenze, possibilità per riproporre un’enucleazione visiva del borgo di Specchia nel periodo medievale poiché manca la documentazione opportuna per una supposizione ricostruttiva.  

In realtà, gli elementi per generare delle ipotesi attendibili ci sono. Si possono ricavare interessanti rappresentazioni ideali della città attraverso antiche mappe, vedute dipinte, descrizioni scritte e disegni tecnici che possono rappresentare degli straordinari documenti visivi, capaci di restituire un’eccezionale quantità di informazioni sulla storia del borgo  e sull’immagine che se ne è avuta nei secoli.la torre

 

Occorre innanzitutto dire che il destino dell’apparato difensivo di Specchia segue  quello della maggioranza delle città d’Italia: nel corso del Sei-Settecento si smette di effettuare le ordinarie manutenzioni e nell’Ottocento si provvede al progressivo abbattimento dei circuiti murari a causa della graduale espansione urbanistica dei centri abitati e della necessità di risanare e rendere più salubri i quartieri addossati alle mura. Molto spesso accade anche che le stesse divengano cave per attingere a blocchi già levigati da utilizzare per nuovi edifici o che i fossati vengano usati come discariche per i materiali di risulta provenienti da demolizioni; insomma, si fa di necessità virtù e quello che non poteva essere convertito poteva essere eliminato per avere materiali, terreno e spazi a basso costo.

 

Figura 2: Torre medievale inglobata in edifici

Per approntare un valido studio ricostruttivo moderno, è necessario partire dall’attuale conformazione del centro storico che, grazie a Dio, ha conservato praticamente intatto l’antico tessuto urbano medievale.  

Dalla foto satellitare, infatti, appare immediatamente visibile un classico impianto ovoidale, caratteristico di molti centri medievali del Salento e si intravede l’andamento dell’antico circuito murario osservando la tendenza curvilinea delle strade che circondano il nucleo principale con il baricentro rappresentato dal castello.

 

    

Figura 3: Veduta satellitare del centro di Specchia                           Figura 4: Trasposizione su mappa del centro

 

Possiamo provare a collocare su mappa le mura, il fortino ed i fossati che circondavano il castello e circa la metà del perimetro murario. Con il tratteggio rosso individuiamo l’andamento delle mura (in maniera estremamente approssimativa); in giallo chiaro la massa quadrangolare del castello; in giallo scuro le principali torri di difesa o masti (tra i quali anche il fortino); indichiamo con le lettere le quattro porte cittadine: A Porta del Foggiaro o Lecce, B La Porticella, C Porta Leuca, D Porta Falsa; in azzurro chiaro riportiamo il presunto collocamento dei fossati cittadini. Mancano all’appello le numerose torri che servivano da rinforzo alle mura che potrebbero essere quantificate in un numero compreso tra le 10 e le 15 (in virtù delle ipotesi formulate dal Prof. Penna che ha individuato due torri scampate alla distruzione ed inglobate in costruzioni postume sul versante est del  paese); troviamo riportata anche la posizione della Chiesa Madre, con l’indicazione dei due corpi di fabbrica principali (in blu quello originale tre-quattrocentesco e in arancio quello cinque-seicentesco) e del suo vecchio  campanile-torre.

Figura 5: Rappresentazione ideale del sistema difensivo di Specchia

Per avviare lo studio utilizzeremo  delle mappe desunte da rilevazioni aeree ed alcune cartografie storiche dalle quali si può avere qualche utile elemento o ricavare interessanti conclusioni.

La prima rappresenta il territorio del basso Salento nella Carta del Regno di Napoli (colonna XII, sezione 9 e 10) “rilevata e disegnata da Guglielmo Martersteig, Primo Tenente dello Stato Maggiore Generale Austriaco nell’anno 1825”.

 

Figura 6: Basso Salento nella Carta del Regno di Napoli , 1825

Ovviamente non si tratta della prima rappresentazione del nostro territorio: esistono decine di altre antiche mappe che riproducono l’area dell’attuale Salento, alcune delle quali risalenti al tempo dei Normanni; questa però è estremamente precisa poiché “fotografa” lo stato del suolo urbano di ogni singolo paese al 1825. L’unicità di questo documento è data dal fatto che riproduce i principali lotti edificati e le primarie arterie di comunicazione in maniera quasi maniacale: infatti, ingrandendo la mappa in una precisa zona, è possibile scorgere le essenziali caratteristiche urbane di ogni città, gli assi viari interni ed esterni e le strutture che sono giunte sino ai nostri giorni o gli isolati (e qualche volta anche gli edifici) non più esistenti.

L’altra mappa che prenderemo in analisi è quella del 1946 redatta dall’Istituto Geografico Militare Italiano che deriva da aerofotogrammetrie ottenute da ricognizioni aeree.

Il lasso temporale che intercorre tra le due rilevazioni è estremamente significativo poiché ci consegna in maniera molto chiara le trasformazioni intervenute sul tessuto urbano di Specchia nelle aree immediatamente intorno al centro storico.

 

 

Figura 7: Il territorio di Specchia nella cartografia IGM del 1946

Dalla due mappe possiamo ricavare degli ingrandimenti, utili per le nostre analisi: il primo è tratto ed elaborato dalla cartografia austriaca del 1825 e riproducono il centro storico raccolto intorno al castello ed arroccato sulla collina; il secondo dalla mappa IGM del 1946.

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Figura 8: Ingrandimenti della mappa austriaca del 1825 e IGM del 1946

 

Osservando in dettaglio la planimetria di Specchia del 1825, è possibile sottoporla ad un confronto diretto con quella del 1946 e fare (più in là) le opportune comparazioni. A tal proposito, possiamo ricorrere anche ad alcune testimonianze scritte redatte da viaggiatori e storici che, nei loro diari di viaggio, descrivono il borgo ed i monumenti che qui hanno la possibilità di osservare.

Cosimo De Giorgi, nella sua opera “La Provincia di Lecce – Bozzetti di viaggio” del 1882, arriva a Specchia venendo da Montesano e vi trova un’incredibile paesaggio naturale e fornisce anche una buona descrizione di tutto il centro storico e dei suoi principali monumenti. Ci dice che “la via principale taglia il paese per circa un chilometro di lunghezza e traversa la piazza e l’abitato dell’antica Terra. Delle antiche mura che cingevano la Terra non restano più che pochi frammenti lungo la via extramurale che circonda il paese a ponente; il resto è stato assorbito dalle case o atterrato e convertito in giardini. Si vede ancora una torre, in piazza Ferrante Gonzaga, che risale a tre secoli addietro, ed il castello marchesale­. … Rientriamo nel paese per la Porta falsa, una delle quattro porte dell’antica Terra, e per la scoscesa via del Balzo dopo guari giungeremo nella piazza comunale. Quivi sorge da un lato la chiesa parrocchiale, dall’altro il palazzo marchesale”.

Ancora R. Marti in “L’Estremo Salento” del 1931 scrive: “nel secolo XV fu cinta di mura, di cui una parte si conservò intatta fino alla metà del sec. XIX, oggi rimane, non solo un torrione, come vogliono tutti gli storici, ma un breve tratto di diroccanti mura e nereggianti grandi blocchi parallelepipedi ed anche un conservato isolato fortino a facciata piana, ornato di caratteristici dentelli, come quelli che, a corona, ornano il detto torrione”.

Le suddette descrizioni sono indubbiamente molto preziose, ma non sono in grado di fornirci un riscontro visivo dello stato delle cose di qualche secolo prima. Non abbiamo foto o mappe (probabilmente nascoste in qualche angolo dell’archivio comunale o in qualche vecchio album di famiglia) che possano testimoniare con certezza l’aspetto della nostra città; esistono però delle rappresentazioni pittoriche che ne hanno la stessa valenza documentale e che possono essere utilizzate per avere un’idea dell’essenza urbanistica dei sistemi difensivi di Specchia.

Ecco come viene rappresentata Specchia verso la fine dell’Ottocento dal De Giorgi, vista dalla collina di Montesardo: è visibile in basso l’abitato di Alessano ed in alto le torri del nostro paese che fanno capolino in mezzo a boschi e colline ammantate di alberi.

 

veduta specchia alessano de giorgi.JPG

Figura 9: Disegno del De Giorgi del 1875: Alessano e Specchia visti da Montesardo.

Proviamo ad ingrandire il particolare del disegno e mettiamo a fuoco l’immagine: la torre più alta è, probabilmente, quella del vecchio campanile della Chiesa Madre (un po’ troppo alto per la verità) e subito sulla sinistra si intravede il torrione del castello; sul declivio della collina nell’angolo a destra spicca la mole del Convento dei Francescani Neri mentre, nella parte centrale, il tetto a spiovente che si indovina potrebbe essere quello del Convento dei Domenicani o, in alternativa,  il transetto della Chiesa Matrice. Da questa prima rappresentazione non si riescono a raccogliere molte informazioni: il castello (con il suo torrione) è sempre lì, mentre il campanile della matrice ha variato di poco il suo aspetto e la sua posizione (dopo lo spostamento subito nel 1946); non si vedono altre torri, né mura o porte d’ingresso e neanche il fortino di piazza Gonzaga.

 

Figura 10: Particolare del bozzetto del De Giorgi.

Per continuare lo studio, possiamo tornare in paese e provare a cercare qui altre immagini virtuali della vecchia Specchia. Paradossalmente, la sua raffigurazione più veritiera e precisa potrebbe trovarsi proprio in pieno centro storico! Entriamo nella chiesa madre e andiamo di fronte all’altare dell’Annunciazione: di questo quadro sappiamo che potrebbe trattarsi di un olio su tela del famoso pittore Gian Domenico Catalano altare annunciazione specchia.jpgche accoglie nel registro centrale l’Arcangelo e la Vergine, mentre nel registro inferiore sono rappresentati i committenti che elevano a Dio una preghiera scritta sul gradino del podio: TIBI SOLI DEO LAUS HONOR ET GLORIA (a te solo, Dio, onore e gloria). La datazione del quadro è del 1600 circa, come appare evidente dall’analisi iconografica e dall’abbigliamento dei due committenti. Secondo le fonti ufficiali, il bellissimo altare che ospita il quadro fu realizzato nel 1631 e, dopo l’ultimo restauro, appare in tutta la sua bellezza, privo degli smalti scuri che lo avevano ricoperto nell’Ottocento. La data di costruzione dell’altare potrebbe non essere quella del 1631, ma il 1643 (come sembrerebbe leggersi sulla base della colonna sinistra); tuttavia, i nobili rappresentati nel quadro potrebbero essere sempre gli stessi: Margherita Trane e Desiderio Protonobilissimo (già Facciapecoro) che nel 1620 aveva acquisito il feudo di Specchia dopo aver sposato la figlia di Ottavio Trane, il precedente feudatario che lo aveva posseduto dal 1600 e il principale fautore del completamento della ristrutturazione della  Chiesa Matrice, già iniziata nella seconda metà del Cinquecento dai Gonzaga.  Sorprendente è la naturalezza ed il verismo dei volti dei coniugi ripresi nel dipinto e la ricchezza degli abiti indossati, ma ancora più  eccezionale è il simbolismo e la forte volontà didascalica del quadro che sembra sottolineare la profonda dedizione della famiglia nobile a Specchia che vuole, con il buon auspicio di Dio e della Madonna, governare e reggere con saggezza e prodigalità.

 

Figura 11: Chiesa Madre, Altare dell'Annunciazione      

 

 

La cosa interessante è che alle spalle dell’Arcangelo compare un borgo fortificato arroccato su una collina e circondato da monti boscosi. Con un certo margine di sicurezza, si può affermare che si tratta di un panorama di Specchia e delle sue serre viste dalla vallata e si possono riconoscere alcuni elementi distintivi dello skyline della nostra città.

È anche plausibile che Catalano nel realizzare il quadro non abbia voluto rappresentare il nostro paese, ma che alla sua visione diretta si sia ispirato per completare il soggetto del dipinto.

 

 

Figura 12 Desiderio Protonobilissimo

Margherita TraneTuttavia, è improbabile che si tratti di un paesaggio di fantasia poiché la spontaneità e l’autenticità dei volti dei committenti fa presupporre che i nobili abbiano posato dal vivo (forse presso la loro residenza); inoltre,  il forte valore simbolico del quadro posizionato nell’altare fatto costruito dal Protonobilissimo (con la sua bella corona araldica da marchese tra le mani), a sua volta, inserito nella vecchia navata principale della chiesa della quale si era da poco terminata la ristrutturazione e sormontato dallo stemma di Ottavio Trane (riscoperto durante il recente restauro), non lascia dubbi sulla volontà dei committenti di voler lanciare un chiaro messaggio alla popolazione specchiese.

 

 

Figura  13: Margherita Trane

Dall’osservazione del particolare, si rileva la presenza nel borgo di un alto torrione (forse quello del castello), un altro paio di masti, tetti a spiovente, un grosso edificio a 2 piani, forse una delle porte cittadine e perfino una grossa torre circolare scarpata, merlata e con marcapiano. La situazione appare compatibile con le considerazioni fatte sin qui sul possibile aspetto della turrita Specchia medievale che appare confermato da un’altra probabile raffigurazione iconografica che si trova a Presicce, nella Chiesa di Santa Maria degli Angeli in località Pozzomauro. Leggendo con interesse alcuni articoli sul restauro del convento e dell’annessa bellissima chiesa, è venuto fuori che dall’altare maggiore si accede a sei sale disposte su due piani che recano sulle volte decorazioni pittoriche che riproducono putti, angeli e vedute naturali, tra le quali figurano alcuni siti vicini al luogo ove si trova il convento e che i monaci (autori degli affreschi) potevano direttamente ammirare. Oltre alla torre di Celsorizzo, allo stagno che un tempo esisteva intorno a Presicce, ad una veduta di Acquarica, si vede un pellegrino che riposa ai piedi di una collina sulla quale sorge una città circondata di mura e torri che, secondo i restauratori e gli storici, potrebbe essere Specchia.

 

Figura 14: Particolare del quadro dell'Annunciazione 

Guardiamo, qui di seguito, la volta affrescata di una sala adiacente alla chiesa nella quale si vedono gli ovali che riproducono le ingenue vedute campestri delle zone intorno al convento o dei paesi nei pressi di Presicce.

 

volta santa maria

Figura  15: Volta affrescata di una delle sacrestia di Santa Maria degli Angeli in località  Pozzomauro

 

Ecco il riquadro nel quale sembra essere rappresentata Specchiaparticolare santa maria che sovrasta una vallata fitta di alberi tra i quali si trovano animali selvatici ed un pellegrino (o frate) che si riposa all’ombra dopo una probabile lunga camminata. Ingrandendo l’angolo dell’immagine che riproduce la città sulla collina e cercando di migliorare la qualità della figura, è possibile sottoporre ad un raffronto diretto il borgo rappresentato nel quadro dell’Annunciazione a Specchia e quello  che si intravede nell’affresco della chiesa di Santa Maria degli Angeli a Presicce; appaiono subito evidenti alcuni particolari del tutto simili ed immediatamente raffrontabili, anche perché le due veduta sono praticamente coeve: infatti, il Convento dei Frati Riformati era già completo nel 1628 e il quadro dell’Annunciazione è successivo al matrimonio tra Desiderio Protonobilissimo e Margherita Trane  avvenuto nel 1620.

Figura 16: Particolare della volta affrescata

Proviamo a sottoporre ad un raffronto visivo i due borghi e cerchiamo di trovarne similitudini e differenze: se le due città rappresentate fossero Specchia, è subito lampante che quella tratta dal quadro del Catalano è più realistica e veritiera poiché fatta da un professionista della pittura. Le torri che vi sono rappresentate sono riprese dal vivo poiché ricchissime di particolari e perfettamente corrispondenti allo stile architettonico che le caratterizza: merlature, marcapiani, casematte, masti e parapetti sembrano tratti da un manuale di architettura militare del 500-600. Più fantasiosa e ingenua sembra quella dipinta a Presicce: i tetti delle torri a cupola, la torre cilindrica con la copertura conica sono decisamente una forzatura della realtà o, molto più semplicemente, un’approssimazione della stessa realizzata da mani poco esperte che avevano ricordi non troppo vividi di quello che era stato osservato dal vero.

Nonostante tutto, è sorprendente notare che alcuni elementi ritornino ed è possibile provare a fare delle congrue valutazioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Figura 17: Particolare del quadro di Specchia                  Figura18: Particolare dell'affresco di Presicce

 

 La vista della figura 18 sembra essere angolata dai piedi della collina ed esattamente dalle zone della strada per Lucugnano; gli edifici che vi si potrebbero riconoscere sono: il Convento dei Francescani sulla destra, la torre-campanile della Chieda Madre al centro con una porta di accesso al borgo, un’altra torre in secondo piano (forse quella del castello) che appare più piccola della prima, ma solo per un mero gioco prospettico. Accanto alla chiesa con il tetto a spiovente ed un rosone centrale sulla facciata sembra esserci un campanile o piccola torretta.

veduta specchia de giorgi.jpgStraordinaria è la somiglianza di questa veduta con quella estremamente precisa e certa del De Giorgi del 1875 e praticante identica è la sequenza degli edifici, anche se da un’angolazione leggermente diversa: da sinistra, la mole del castello con il suo torrione, la torre-campanile della Chiesa Matrice, l’imponente transetto con il tetto a spiovente della stessa, il complesso del Convento dei Francescani (tra l’altro con lo stesso spuntone che compare anche nell’affresco di Presicce). Quindi, verosimile e credibile è l’immagine iconografica di Specchia tra il Seicento e la fine dell’Ottocento poiché congruente con le informazioni che abbiamo sulla posizione degli edifici non più esistenti e di quelli ancora in piedi ai giorni nostri.

 

La freccia in rosso riportata la possibile angolazione di visuale dell’affresco nella rappresentazione ideale del sistema difensivo di Specchia, mentre quella in arancio indica la direzione dello sguardo del De Giorgi che si trovava sul castello di Montesardo.

Al contrario, la figura 17 del quadro del Catalano  pone seri problemi interpretativi poiché, essendo così precisa ed attendibile, presuppone che gli edifici rappresentati siano stati esattamente lì, abbiano avuto quell’aspetto e che l’angolo prospettico sia proprio quello visibile nel quadro: è come se avessimo di fronte una fotografia del 600!

Alla luce di queste considerazioni, è molto difficile capire quali sono le strutture rappresentate e l’angolazione di ripresa del pittore; possiamo provare a fare delle ipotesi, ma occorre anche avere ben chiaro il concetto della licenza artistica che può aver spinto il Catalano a “forzare” la realtà e ad inserire, nella sua visione reale, elementi simbolici atti a fornire un effetto didascalico - allegorico del suo quadro dell’Annunciazione, data l’importanza che l’opera aveva per i committenti.

Proviamo a capire quali potrebbero essere gli edifici rappresentati e, di conseguenza, l’angolazione della visuale del pittore; numeriamo gli elementi visibile nel quadro e cerchiamo di identificarli:

 

1: torre a due piani con marcapiano, forse il fortino;

2: edificio civile a due piani;

3: una porta d’ingresso;

4: una torre circolare, scarpata con marcapiano e fori

circolari per archibugi;

5: un mastio quadrangolare con parapetto;

6: un torrione a tre piani, forse quello del castello;

7: un edificio con tetto a spiovente a capanna;

8: monti o serre rocciose.

 

 

                                Figura 19: Vista dal quadro del Catalano

I posti da cui il pittore può essersi posizionato per trarre ispirazione nel dipingere Specchia potrebbero essere molti; tutti dovrebbero, però, rendere visibili i monumenti descritti sopra o farli scorgere almeno in parte. Le opzioni potrebbero essere quelle indicate sotto: la prima, una vista che  potrebbe corrispondere all’attuale via Roma (strada probabilmente già esistente); la seconda, posizionata su via Plebiscito, continuazione di via Amendolara che saliva dritta dalle falde della collina; la terza, corrispondente alla stessa vista del monaco di Presicce (la via per Lucugnano) e del De Giorgi da Montesardo; l’ultima, di fronte la chiesa della Madonna Assunta. La quarta opzione può essere esclusa con certezza poiché da quel punto è improbabile scorgere nelle loro posizioni gli edifici descritti; le più plausibili sembrano essere le prime tre. Guardiamo sulla piantina i 4 punti candidati: se ci soffermassimo sullo sfondo del paesaggio, potremmo affermare che la 3 è assolutamente quella giusta poiché è l’unica che rende visibile la serra che sovrasta Specchia, ma i conti non tornano perché se così fosse l’edificio n.2 dovrebbe essere il Convento dei Francescani e il n.6 il torrione del castello; il n.1 forse la torre della Chiesa Madre.

Il resto degli elementi rimane assolutamente sconosciuto perché non vi sarebbe possibilità di collocamento o di identificazione; più credibile sembra la posizione contrassegnata dal numero 2: in questo caso sarebbero riconoscibili il mastio di palazzo Ripa (1), Porta Leuca (3), il torrione del castello (6), il secondo mastio dello stesso (7), un qualche edificio addossato alla Chiesa Madre (2); sconosciuti sono gli edifici 4 e 5 e del tutto anomala la posizione delle serre (8); dunque anche questa andrebbe esclusa!

 

Figura 20: I 4 possibili siti di ripresa    

Quella che rimane è la numero 1 che in prima battuta dovrebbe essere scartata per la posizione inconsueta delle serre sullo sfondo del borgo; questo è vero, ma tutto il resto sembra essere assolutamente congruente con la descrizione e il presunto posizionamento dei monumenti suddetti: il fortino di piazza Gonzaga (1), la Porticella (3), l’isolato già esistente dirimpetto al fortino (2), il mastio di palazzo Ripa (4),  la massa quadrangolare del castello contrassegnata dal torrione (6), dal mastio su Corso Umberto (7) e dalla torre più bassa corrispondente all’angolo destro della facciata dell’attuale palazzo Risolo (5). Sarebbe spiegabile anche l’assenza del transetto della Chiesa Madre, del Convento dei Francescani e dei rispettivi campanili. La libertà artistica del Catalano potrebbe essersi spinta fino all’inserimento all’orizzonte delle serre, in senso opposto alla loro vera ubicazione o, forse, delle montagne dell’Albania visibili nei giorni senza foschia dalle terrazze di casa Trane-Protonobilissimo.

In realtà, se riprendessimo il confronto delle due figure del borgo di Specchia, ci accorgeremmo che le due sono quasi sovrapponibili e sono quasi la continuazione l’una dell’altra: l’elemento di congiunzione è rappresentato dalla torre cilindrica che, sorprendentemente, compare in entrambe le immagini e che abbiamo identificato come il mastio di palazzo Ripa; anche il numero di piani e di finestre della struttura n. 2 accostata alla torre sono assolutamente gli stessi, è diverso solo il tetto a spiovente che compare a coronamento dell’edificio e la copertura della torre stessa. 

Ecco cosa accade se uniamo le due immagini: una rappresentazione di circa un terzo del circuito murario di Specchia che parte dalle mura attaccate al fortino di piazza Gonzaga ed  arriva al transetto della Chiesa Matrice. Nel complesso abbiamo un ritratto assolutamente verosimile della parte più articolata ed ultraprotetta dell’apparato difensivo di Specchia; ultraprotetta perché era la zona  più esposta agli attacchi nemici dato che era priva  di difese naturali, al contrario dell’area del paese che cadeva a strapiombo sulla scarpata della collina e che non aveva bisogno, dunque, di molto più che di un giro di mura e di qualche torre minore.

 

Figura 21: Immagine ideale di Specchia     

 

L’angolo di visuale è quello evidenziato in rosso nella cartina, con l’indicazione della numerazione con la quale abbiamo identificato gli edifici precedentemente elencati. La descrizione iconografica più interessante che viene fuori è certamente quella di piazza Ferrante Gonzaga, prima del 1952, che appariva caratterizzata dalla presenza del fortino medievale, dalla cappella di S. Vito e da una delle porte di accesso al borgo murato, la “Porticella”; la posizione del fortilizio è documentata anche dalla mappa IGM del 1946, nella quale compare una protuberanza che sembra spingersi sino al limite dell’attuale slargo di Piazza degli artisti e proprio di fronte all’imbocco di via Roma. Purtroppo,  è molto difficile rintracciare foto che riprendano la struttura prima che venisse demolita: probabilmente negli archivi comunali esiste un qualche tipo di documentazione redatta in occasione dei lavori di ampliamento della piazza del mercato, ma rintracciarlo nel marasma di carte privo di qualunque ordine archivistico è, a dir poco, faticoso. Sarebbe anche interessante capire il motivo per il quale si sia deciso di abbattere l’edificio, arrecando così una ferita insanabile a quella parte del tessuto urbano medievale di Specchia.

 

  Figura 22: Angolo virtuale di visione delle mura

Il clima di pseudo rinnovamento che serpeggiava in quegli anni aveva già prodotto un altro danno incalcolabile vale a dire la demolizione, tra il 1945 e il 1946, della vecchia torre campanaria della Chiesa Madre ad opera del Parroco dell’epoca Mons. Antonio De Lecce che, in barba alla storia ed al rispetto filologico del monumento, aveva ritenuto opportuno “adeguare” alle esigenze moderne la chiesa.

 

 

Ahimè! Sembra che la storia non insegni nulla. D'altronde basta guardare ai prodigiosi “restauri” praticati con sana indolenza agli edifici sacri e non del nostro paese che oramai sembra candidarsi ad una delle più strabilianti imitazioni di un vero centro storico salentino.